La Procura di Roma ha chiuso il primo filone d'indagine sulla Metro B1. Si tratta dell'inchiesta che riguarda le modalità di affidamento del subappalto per i lavori di realizzazione degli impianti elettrici della tratta Bologna-Conca d'Oro. A tre dirigenti è stato notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari, anticamera della richiesta di rinvio a giudizio. Sono accusati di truffa e falso ideologico, in concorso tra loro, Piero Lattanzi, responsabile unico del procedimento di Roma Metropolitane srl (la società che agisce per conto del Comune come stazione appaltante); Alberto Liberatori, rappresentante legale di Metro B1 scarl (il consorzio di imprese appaltatore dei lavori, guidato da Salini spa); ed Enrico Vongher, rappresentante legale di Spic spa (una delle società che hanno ottenuto il subappalto per la costruzione degli impianti elettrici). A Metro B1 scarl viene contestato di aver concesso dei lavori in subappalto a un prezzo molto inferiore rispetto a quello di aggiudicazione dell'intero appalto, ricavando così un ingiusto profitto pari a circa 2 milioni di euro. Liberatori «con artifici e raggiri - si legge nel capo d'imputazione - attestava falsamente un ribasso dei prezzi praticati all'appaltatore pari al 16% (quindi entro il limite del 20% previsto dalla legge), quando in realtà l'effettivo ribasso è stato di oltre il 34%». L'articolo 118, comma 4, del decreto legislativo 163/2006 prevede infatti che «l'affidatario pratichi, per le prestazioni affidate in subappalto, gli stessi prezzi unitari dell'aggiudicazione, con ribasso non superiore al 20%». Lattanzi, invece, è accusato di aver «indebitamente autorizzato il relativo subappalto senza verificare l'illecito effettivo rapporto tra i prezzi unitari risultanti dall'aggiudicazione e quelli allegati ai contratti, anzi, meramente recependo le comunicazioni dell'appaltatore Metro B1». In questo modo Liberatori e Lattanzi «inducendo la stazione appaltante Roma Metropolitane in errore - si legge nel capo d'imputazione - concorrevano a procurare a Metro B1 scarl l'indebita percezione di 1.936.998 euro». Tale cifra è data dalla differenza tra il ribasso legittimo del 20% e quello effettivamente praticato, pari al 34,9%, ed è calcolata sulla base dei tre contratti firmati tra luglio 2009 e giugno 2010 con il subappaltatore, per un totale di 9.537.117 euro. Così facendo, secondo l'accusa, i due dirigenti hanno cagionato un danno di quasi 2 milioni all'associazione temporanea di imprese che si era aggiudicata il subappalto, composta da Gr Impianti srl (capofila dell'Ati), Limpa Contracting srl e Spic spa. Nel procedimento risulta indagato anche il rappresentante legale di Spic, Enrico Vongher, perché «con artifici e raggiri» avrebbe ottenuto l'attestazione Soa (una certificazione obbligatoria per partecipare alle gare d'appalto per lavori pubblici) procurando alla stazione appaltante Roma Metropolitane un danno di 1.460.878 euro.
Metro B1, truffa e falso per tre dirigenti
Subappalto per gli impianti elettrici Bologna-Conca d’Oro: ingiusto profitto da 2 milioni di euro
