L’assedio scatta alle prime luci dell’alba. Spingendo carrelli carichi cibo o portando in spalla sacchi pieni di stracci, decine di rom raggiungono viale della Primavera e circondano il Mercato Insieme, a Centocelle. A quel punto, dopo aver steso i teli in maniera da occupare gli accessi ai banchi, i nomadi si attrezzano e il “suk” abusivo può aprire. Per terra c’è di tutto: scarpe, borse, vestiti, ma anche pentole, gioielli, dispositivi elettronici e alimenti. Prodotti confezionati o non scaduti sono merce rara. Bastano pochi minuti per rendersi conto che regna il caos. I clienti più audaci scavalcano il bazar, incassando qualche insulto, e provano a raggiungere i commercianti di fiducia per fare la spesa. Molti altri, intimoriti dagli sguardi minacciosi dei rom, fanno dietrofront e optano per il supermercato più vicino.
Una volta dentro, la situazione non fa che peggiorare. I corridoi, tenuti in vita ormai solo da 60 dei 120 esercenti originari, diventano il campo in cui gli abusivi mettono a segno furti e rapine. Il copione è sempre lo stesso: non appena una volante della Polizia locale si avvicina all’area del mercato, i nomadi scappano dentro e, tra un box vuoto e l’altro, architettano il colpo. Poi le urla e il panico. «Rubano portafogli, zaini e borse a chi si distrae. Noi cerchiamo di bloccarli, ma ci dicono “Fatevi gli affari vostri”, minacciando di “bruciare tutto”, e non ci resta che scappare dietro ai nostri banchi. Ormai dettano legge», racconta un commerciante, che preferisce rimanere anonimo per non subire ripercussioni. Poco più in là Cristina, la chiameremo così, sta facendo il conto di un cliente storico tra cascate di pomodori e piante di insalata. Racconta che per sbarcare il lunario ogni mese è stata costretta a ideare un sistema porta a porta.
«I cittadini hanno iniziato a dirmi che non avrebbero messo più piede qui e a chiedermi se potessi portare loro la spesa direttamente a casa. Io ho un figlio che vuole fare questo lavoro e ho accettato la proposta di buon grado. Sarebbe una tragedia dover abbandonare un’attività portata avanti da tre generazioni», si sfoga. Il degrado, poi, la fa da padrone e la sera, quando le saracinesche si abbassano, la struttura non si svuota affatto. I bagni pubblici diventano rifugio di sbandati e hub di stoccaggio e smistamento della merce di dubbia provenienza che viene poi esposta il mattino seguente all’esterno. Cumuli di stracci invadono le scale interne o vengono nascosti nei controsoffitti dei locali di servizio. In uno dei box dismessi, denunciano gli esercenti, «c’è un viavai di persone che lascia credere che in quello spazio qualcuno si prostituisca».
Un’emergenza che, secondo il consigliere del Municipio V, Fabio Piattoni, e il consigliere capitolino, Federico Rocca, è lo specchio delle criticità che da anni colpiscono il quartiere. «Il mercato è solo la punta dell’ iceberg. Centocelle, stretta tra Tor Sapienza, Quarticciolo e Tor Pignattara, incarna tutte le contraddizioni di un modello di accoglienza ormai ridotto alla retorica, incapace di garantire regole, legalità e convivenza», dichiarano, riferendo di aver inviato a Roma Capitale e alla Polizia municipale una richiesta di accesso agli atti per sapere, tra le altre cose, l’esatto numero dei box regolarmente assegnati e di quelli sottoposti a sequestro.
