«Da qui, dalla cabina di guida, ogni mattina vedo un mondo diverso: lavoratori, studenti, ma anche tante persone piene di difficoltà. Ecco, da quando hanno sgomberato quel palazzone a Tor Sapienza, l’autobus si è riempito di tanti disagi diversi». Guido fa il conducente da ventiquattro anni e il percorso della linea circolare 437 lo sa a memoria. È «la linea dell’ufficio immigrazione»: porta in via Salviati, davanti agli uffici della Questura, poi attraversa Tor Sapienza e Tor Cervara. Da sempre a bordo salivano gli occupanti del «palazzo della droga» di via Cesare Tallone, sgomberato il 29 settembre. Oggi lo scheletro di cemento è vuoto e parte il cantiere per demolirlo. L’autobus, invece, quelle persone le porta ancora: tra l’ufficio immigrazione e i bivacchi dove cercano riparo in questo quadrante di città.
«Stamattina alle 8 c’erano due ragazzi africani alla fermata vicino all’edificio sgomberato, con dei carrelli stracolmi di roba di ogni tipo. Dentro il bus c’era un loro conoscente, forse si erano dati appuntamento, e insisteva perché li facessi salire», racconta Guido, in attesa di ripartire per una nuova corsa. «Avevano anche una bombola del gas, e mica si può portare a bordo di un bus. Li ho avvisati che se avessero insistito avrei chiamato i carabinieri e la loro risposta è stata: “Guarda che se minacci la situazione peggiora”». Alla fine, dopo qualche minuto di tensione, i carrelli sono rimasti a terra, e con loro anche la bombola.
Per Guido e per gli altri autisti la cabina è un piccolo fortino, con i vetri blindati e gli allarmi. Ma fuori, dicono, si vedono «situazioni davvero difficili». Carlo, che abita a La Rustica e conosce bene quei quartieri, parla di «un crescendo di disagio» e poi racconta: «Sul bus salgono i ragazzi dell’occupazione e i tossicodipendenti in cerca di una dose». Tra una fermata e l’altra Carlo approfondisce il tema: «Le crisi di astinenza sono difficili da gestire. Se c’è traffico e l’autobus tarda alla fermata, ho visto ragazzi dare testate ai vetri, urlando per scendere subito. Situazioni delicate, da qui vediamo tutto».
Il 437 continua la sua corsa passando per via Salviati. Le persone in fila per entrare nelle sale dell’ufficio immigrazione non ci sono più, resta solo qualche pezzo di cartone usato come stuoia per sedersi sul marciapiede. Dietro i carrelli carichi, le notti all’addiaccio e le ore passate ad aspettare c’è gente che non ha un posto dove stare, e che ogni giorno ripete lo stesso giro. È una fatica che a volte diventa esasperazione, a volte violenza, e per gli autisti è anche paura.
Carlo non ha dubbi: «Era un problema legato anche alla sicurezza, fortunatamente c’è stata l’operazione delle forze dell’ordine». E ricorda un collega aggredito alle quattro del mattino, mentre entrava in servizio: «Hanno tentato di rapinarlo e gli hanno rotto due denti. Era un continuo: minacce, rapine e poi i furti di gasolio. Ci rubavano il carburante dalle nostre automobili, lasciate parcheggiate mentre eravamo alla guida dei mezzi durante i turni di lavoro». Per questo, dice, «lo sgombero è stato una liberazione».
