Roma Capitale

"Ignazio faccia come Renata la città è davvero allo sbando"

Parla Luciano Ciocchetti, ex vice presidente della Regione Lazio e leader nel Lazio dei Conservatori Riformisti

«Marino e Zingaretti devono dimettersi». Luciano Ciocchetti non ha dubbi. L’ex vice presidente della Regione Lazio e leader nel Lazio dei Conservatori Riformisti (fittiani fuoriusciti da Forza Italia) chiede sia al sindaco Marino, che al governatore Zingaretti di lasciare le proprie poltrone. «Perché Renata Polverini si è dimessa per molto meno», ribadisce, confrontando in qualche modo la vicenda dei maxi rimborsi a La Pisana (nota come "caso Fiorito") e quella di Mafia Capitale. «Marino – afferma Ciocchetti – fino al 4 dicembre 2014 aveva moltiplicato gli affidamenti diretti e le proroghe rispetto al passato. Zingaretti ha persone molto vicine a lui che sono coinvolte in Mafia Capitale».     Ciocchetti, lei era vicegovernatore quando Renata Polverini si dimise. Come legge oggi questa situazione? «Male. In particolare Marino avrebbe dovuto dimettersi già da un pezzo. All’epoca la nostra Giunta fece un passo indietro nonostante ad essere coinvolto fu solo un consigliere del Pdl. Eppure stavamo facendo bene».     Magari Marino vuole continuare a lavorare per il bene della città, visto che non è personalmente coinvolto? «Ma Marino sta facendo disastri anche dal punto di vista amministrativo. Il bilancio appena approvato è deleterio per la nostra città. Attraverso il nostro consigliere, Ignazio Cozzoli, abbiamo più volte fatto presente l’inopportunità legale e sostanziale di ricapitalizzare Atac con 180 milioni dei soldi dei romani».     Sì, ma gli è stato risposto che era l’unico modo per salvare l’azienda. «Ci hanno messo due anni per capire che Atac è finita nel baratro. Bisognava fare diversamente: portare i libri in tribunale, verificare le responsabilità e chiedere al governo un intervento urgente».     E la strada giusta quella di far entrare i privati nei servizi pubblici? «Sì sono d’accordo e, anzi, è una soluzione che da Marino arriva in maniera tardiva. Fui il primo, nel 2010, a immaginare la Roma-Lido ristrutturata in project financing. Ma bisognava mettere a bando Atac quando il suo valore era appetibile».     Intanto ora Marino sembra godere di un po’ più di tranquillità, non trova? «La città è allo sbando. E anche i nuovi assessori dimostrano di non avere fiducia nella tenuta politica di questa maggioranza, altrimenti sia Causi che Esposito si sarebbero dimessi da parlamentari, come feci io quando entrai nella Giunta Polverini».     Nel momento "migliore" per il centrodestra, quando il sindaco sembrava stesse per cadere da un giorno all’altro, voi litigavate fra sostenitori di Marchini e della Meloni. Siete davvero pronti per le elezioni? «I problemi locali sono quelli nazionali. Non c’è più Berlusconi a trascinare e finanziare il partito, ma questo qualcuno ancora non l’ha capito. Semplicemente, se si andrà al voto, bisognerà scegliere il candidato con le primarie. L’alternativa è ancora l’opposizione, ma stavolta con i grillini al governo».

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