Roma Capitale

Riparte l’onda delle occupazioni. “Presi” in un giorno 5 istituti

Dal Morgagni al Gullace fino al Plinio studenti in rivolta “continua”

Si allarga a macchia d’olio la protesta studentesca. Dopo la manifestazione che venerdì scorso ha portato 20 mila ragazzi a sfilare dall’Esquilino a Testaccio «contro la scuola caserma», ieri sotto l’onda dell’autunno caldo e anti-Meloni sono finiti i licei Morgagni, Gullace e Plinio Seniore, nonché l’istituto superiore Ambrosoli e il cine-tv Rossellini. I primi a «unirsi alla lotta», sostenuta da Osa, il collettivo spalleggiato dalla sinistra, sono stati i militanti del liceo scientifico Morgagni, a Monteverde, dove all’alba è apparso uno striscione.

Sotto accusa, come da copione, il governo, tacciato di mettere in atto «politiche imperialiste e militari» a scapito dell’istruzione e della salute. Nel documento dell’assemblea degli occupanti è stata messa nero su bianco la richiesta «di convertire i 13 miliardi per i nuovi armamenti in fondi per l’edilizia scolastica», visto che «la scuola viene continuamente definanziata». Poco tempo è bastato perché si diffondesse anche la notizia della «presa» del liceo Gullace in piazza Cavalieri del Lavoro, in zona Tuscolana-Don Bosco. Lo stesso in cui nel 2024, dopo il doppio incendio e l’occupazione, erano stati contati 2 milioni di euro di danni.

«Sono lotte che nascono dal malcontento crescente tra gli studenti, che vivono ogni giorno in una scuola fatta di repressione, strutture fatiscenti, carenze strutturali, razzismo, sfruttamento», ha fatto sapere l’Opposizione studentesca d’alternativa (Osa).

Hanno fatto della scuola il terreno della loro battaglia anche gli studenti dell’istituto superiore Ambrosoli di Centocelle, che ieri si sono appropriati sia della sede centrale che della succursale. «Soldi alla scuola, non alla guerra», è il refrain che veniva scandito.

La protesta è dilagata anche nelle aule del Plinio Seniore, a Castro Pretorio, e del cine-tv Roberto Rossellini, a San Paolo. «La scuola è diventata una caserma», hanno urlato gli studenti del secondo, promettendo di «alzare la testa» per «portare il dissenso tra le mura scolastiche». Imputato, indovina un po’, l’esecutivo. La speranza è che le mobilitazioni non lascino una scia di devastazione come già avvenuto al Cavour.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.