Come medico non sbaglia un colpo. Nel primo pomeriggio di ieri infatti, durante l’incontro incontro sindacale in Sala delle Bandiere con il segretario nazionale della Fiom, Maurizio Landini, per la delicata vertenza Caf Italia (40 dipendenti che si occupano della manutenzione delle metro e della Roma-Lido), l’assessore alla Legalità, Alfonso Sabella ha avvertito un malore. A prestare i primi soccorsi, nell’attesa dell’ambulanza, è stato lo stesso sindaco Marino. Poco dopo uno dei putni di riferimento del «nuovo corso» della giunta è stato ricoverato all’Umberto I per un’aritmia cardiaca. Poco dopo dallo stesso ospedale è ancora il primo cittadino a dare notizie: «Alfonso Sabella sta bene. Abbiamo sorriso insieme per il rischio superato senza alcun danno e mi ha detto "i criminali non stapperanno lo champagne". Il malore è stato causato da una patologia, di cui Alfonso era già a conoscenza, che produce irregolarità del ritmo cardiaco. Per questo motivo i medici dell'Umberto I, che ringrazio per la rapidità e la grande professionalità, hanno deciso di impiantare un pacemaker per regolarizzare il ritmo cardiaco. Alfonso prestissimo potrà tornare ai suoi impegni». Lo stop forzato dell’assessore che si sta occupando, tra l’altro, anche del X Municipio, potrebbe rappresentare un ulteriore ostacolo, per fortuna solo tecnico, in una fase delicatissima per la politica capitolina. La «caccia» al nuovo vicesindaco e ai «super assessori» che dovrebbero formare la giunta della svolta dell’amministrazione non ha prodotto ancora risultati. Il totonomi che ogni giorno offre improbabili sorprese, come Niki Vendola, Roberto Morassut, Fabio Melilli, o l’ex assessore al Bilancio con Veltroni, Marco Causi, la proposta di Luxuria per Imma Battaglia. La strada dei parlamentari dem, che dovrebbero dimettersi, come ha fatto Marta Leonori, non sembra tuttavia percorribile. Non solo perché, a quel punto, sarebbe impossibile far passare per "nuova" una giunta con chi ha governato Roma per un decennio buono, ma anche perché troverebbe l’opposizione sia interna al Pd sia degli alleati Sel, ancora in odore di appoggio esterno. Alla richiesta della revoca della consulenza da tre milioni di euro per la Centrale unica degli Acquisti della consigliera Battaglia, ieri si è aggiunto il grido di allarme di tutti i vendoliani capitolini, Peciola, Azuni, Battaglia e Cesaretti sul rischio di blocco di molti servizi sociali da parte dei Municpio a partire da settembre per la mancanza di fondi. «Ciò contraddice la annunciata fase due - riporta sapientemente la nota congiunta -. Chiediamo di anteporre i bisogni dei cittadini alla contabilità, in questo caso dei cittadini più fragili». Un segnale chiaro e forte non solo, e non tanto al sindaco Marino, quanto ai vertici del Pd nazionale che, oltre a non trovare la quadra, sembrano non aver tenuto conto di come e quanto possa essere deleteria un’opposizione a sinistra da parte di chi ha governato per due anni la Capitale insieme a quello stesso partito che rischia ora di avvitarsi pericolsamente su se stesso.
Fase 2 in alto mare. Il Pd prende tempo
Sfuma ancora la quadra sulla nuova giunta. Allarme Sel: servizi a rischio
