Roma Capitale

Le mani della banda sui canili comunali

Pronti a prendersi Muratella e Vitinia

La coop di Buzzi voleva azzannare anche il bando sui canili romani, un monopolio gestito dal ’97 in regime di affidamento diretto da un’unica associazione, l’Avcpp (volontari canili di Porta Portese) che pur dichiarandosi onlus percepisce dal Comune di Roma 335mila euro mensili, cioè 4 milioni all’anno, per la custodia e il mantenimento degli animali ospitati nelle strutture pubbliche di Muratella, ex Poverello ed ex Cinodromo. I margini per risparmiare ci sarebbero, almeno a guardare gli stipendi dei 100 dipendenti dell’associazione che - nel caso dei quadri - guadagnano fino a 5.052,18 euro al mese. Al pari degli altri partecipanti alla gara indetta dall’amministrazione comunale, anche la 29 Giugno di Buzzi ha fiutato l’affare: «Er canile...mi so’ comprato Altamura (direttore del dipartimento Tutela ambiente e Protezione civile comunale, ndr)», «...il canile lo decide la Cirinnà (senatrice Pd ed ex delegata per gli animali ai tempi di Rutelli e Veltroni, non indagata ndr) e Altamura», spiegava il ras delle cooperative al suo collaboratore Guarany. Quest’ultimo, riportando quanto spiegato da una delle associazioni operanti nel settore, riferiva che «...noi siamo contro la gestione imprenditoriale...deve essere affidato ad una associazione di volontariato, se entrate voi come impresa, anche se sei un’impresa senza scopo di lucro, lì poi dovete avere il vostro tornaconto...invece lì prima di tutto il benessere dei cani». Continuando la discussione sulla gara, sempre Guarany confermava che «come 29 Giugno sociale e servizi si erano fatti dare i requisiti da un canile privato». L’assurdo è che la commissione comunale, nominata con determina del 10 settembre 2014, incaricata di valutare le domande pervenute, «ha ammesso alla procedura comparativa» anche la 29 Giugno Servizi Sociali, che ha partecipato «per la gestione - si legge sul documento - dei canili di Muratella, Vitinia e Ponte Marconi e dell’oasi felina Porta Portese». Unica esclusa dalla procedura comparativa «l’organismo senza scopo di lucro Asd Allevamento delle Ombre Nere in quanto, oltre a non specificare per quali strutture intendesse partecipare, non ha allegato la documentazione inerente la pregressa gestione nel triennio di servizi analoghi con elenco delle attività svolte, sedi di effettivo svolgimento dei servizi, durata, importi, attestazioni di buon esito». Tutto in regola per superare il primo scaglione, invece, nel caso della 29 Giugno, che pure «non aveva mai gestito canili - commentano altre associazioni del mondo animalista che si sono interrogate sulla partecipazione della coop al bando - non si capisce come abbiamo potuto fornire bilanci e dati di una gestione pregressa e quindi risultare idonei alla prima selezione». In ogni caso tutto è stato congelato in seguito alla prima ondata di arresti di Mafia Capitale, che ha consigliato al dipartimento Ambiente «la sospensione, a data da destinarsi, della procedura comparativa». Col risultato che, se da un lato si è allontanata l’ombra della cupola, dall’altro si consolida il monopolio in attesa della pubblicazione di un’ulteriore gara ad evidenza europea: «Questi ultimi arresti dimostrano come ormai le infiltrazioni mafiose abbiano coinvolto l’intero sistema comunale capitolino - incalza il consigliere regionale Fabrizio Santori - Marino si deve dimettere, non ha contezza di quello che gli accade attorno e all’interno dei suoi dipartimenti: mentre questa inchiesta svela i meccanismi che si celavano dietro gli appalti per la gestione di immigrati e nomadi, sui canili le solite coop hanno tentato il colpaccio e continua a non cambiare nulla».

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