Roma Capitale

Mafia Capitale, ecco le relazioni pericolose

La procura: «Carminati gestiva criminalità e rapporti con forze dell’ordine» Sul «ras» delle coop Buzzi: «Teneva la contabilità occulta per i politici»

Il capo dell’organizzazione, Massimo Carminati. Il suo braccio destro, Riccardo Brugia. La «testa di ponte» nella politica e nelle istituzioni, Fabrizio Testa. Il gestore della «contabilità occulta», Salvatore Buzzi. I pubblici ufficiali a «libro paga», Franco Panzironi e Carlo Pucci. Gli imprenditori «collusi», Giuseppe Ietto, Cristiano Guarnera e Agostino Gaglianone. Con questi ruoli delineati dalla Procura di Roma e confermati dal giudice delle indagini preliminari, i «protagonisti» dell’organizzazione «Mafia Capitale» si ritroveranno il 5 novembre a processo davanti alla X sezione collegiale del Tribunale. Lo scorso 21 maggio il procuratore capo Giuseppe Pignatone, l’aggiunto Michele Prestipino e i sostituti Giuseppe Cascini, Paolo Ielo e Luca Tescaroli, hanno chiesto al gip di procedere con il rito immediato nei confronti di 34 delle persone coinvolte nell’inchiesta, «considerato che i provvedimenti custodiali del 28 novembre e del 9 dicembre 2014 emessi dal gip sono stati confermati dal Tribunale del Riesame» e «atteso che la Corte di Cassazione ha rigettato o dichiarato inammissibili i ricorsi» presentati da alcuni degli indagati. Il 29 maggio il giudice Flavia Costantini ha accolto la richiesta della Procura ed emesso il decreto di giudizio immediato, prima che scadessero i termini della custodia cautelare. A 18 dei 34 imputati viene contestato l’articolo 415 bis del codice penale, e in particolare, «di aver fatto parte – si legge nel capo di imputazione – di un’associazione di stampo mafioso operante a Roma e nel Lazio, che si avvale della forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo e dell’omertà che ne deriva per commettere delitti di estorsione, usura, riciclaggio, corruzione di pubblici ufficiali e per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione e il controllo di attività economiche, concessioni, autorizzazioni, appalti e servizi pubblici». Ciascuno ha il suo compito. Carminati «sovrintende e coordina tutte le attività dell’associazione, fornisce schede "dedicate" per le comunicazioni riservate, individua e recluta gli imprenditori ai quali fornisce protezione, mantiene i rapporti con gli esponenti delle altre organizzazioni criminali operanti su Roma, nonché con esponenti del mondo politico, istituzionale, finanziario, con appartenenti alle forze dell’ordine e ai servizi segreti». Brugia è condiderato il «braccio destro» dell’ex estremista nero: «custodisce le armi in dotazione del sodalizi e coordina le attività criminali nei settori del recupero crediti e dell'estorsione». La base logistica di queste attività è il distributore di benzina di Corso Francia, gestito da Roberto Lacopo. Testa, invece, «coordina le attività corruttive e si occupa della nomina di persone gradite all’organizzazione in posti chiave della pubblica amministrazione». Un ruolo «chiave» è quello del ras delle coop rosse Buzzi, che «gestisce, per il tramite di una rete di cooperative, le attività economiche dell’associazione nei settori della raccolta e smaltimento dei rifiuti, dell’accoglienza di profughi e rifugiati, della manutenzione del verde pubblico e si occupa della gestione della contabilità occulta e dei pagamenti ai pubblici ufficiali corrotti». Tra questi ci sarebbero, secondo quanto accertato nelle indagini della Procura, l’ex ad di Ama Panzironi «garante dei rapporti con l’amministrazione comunale negli anni 2008/2013» e Pucci «che fornisce all’associazione uno stabile contributo per l’aggiudicazione degli appalti pubblici». Poi ci sono i collaboratori di Buzzi: Carlo Guarany, la segretaria Nadia Cerrito, la compagna Alessandra Garrone e il commercialista di fiducia Paolo Di Ninno, tutti accusati di «contribuire alle operazioni corruttive e di alterazione delle gare pubbliche». Non manca, infine, il collegamento con la 'ndrangheta: Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero «garantiscono i rapporti con il clan "Mancuso di Limbadi"».

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