Fino a poco tempo fa si chiamavano Province. Erano «inutili» a detta di tutti i partiti che, infatti, hanno promesso la loro «abolizione» per anni. Arrivato il governo Monti (e poi Letta) s’è messa la parola fine. Le Province sono state chiuse. In teoria. Perché l’unico vero cambiamento tra i vecchi enti e le nuove città metropolitane (tra cui, ovviamente, Roma) è che non ci sono state le elezioni. Cioè i cittadini non hanno scelto direttamente il presidente e i consiglieri che, invece, nel caso dell’area capitolina, sono stati votati dagli amministratori dei 121 comuni che fanno parte della zona metropolitana. I componenti dell’assemblea non hanno più uno stipendio fisso (già hanno quello di consiglieri comunali o sindaci). Devono accontentarsi di rimborsi. Eppure, e qui è il grande bluff, le città metropolitane avranno gli stessi identici poteri delle Province. Le Regioni, infatti, non gli hanno trasferito nuove funzioni né, a quanto pare, vogliono. Nel frattempo, però, sono stati «incoronati» i sette delegati (sarebbero i vecchi «assessori») del sindaco della città metropolitana di Roma che, per legge, è Ignazio Marino, primo cittadino del capoluogo della regione. «Casualmente» sei dei sette delegati sono del Pd, uno di Sel. Il vicesindaco metropolitano Mauro Alessandri ha le deleghe a Enti locali, Patrimonio, Lavori pubblici e Edilizia scolastica. A Gemma Azuni (unica di Sel) sono andati Sviluppo sociale, Immigrazione e integrazione, Pari opportunità, Politiche di partecipazione, trasparenza e anticorruzione. A Massimiliano Borelli Risorse umane, Formazione e Politiche del lavoro. A Michela Califano Pianificazione e gestione ecosostenibile dei sistemi ambientali e sistemi di informatizzazione e digitalizzazione. A Svetlana Celli Sviluppo della rete della mobilità metropolitana e viabilità, Politiche giovanili e Strutture sportive. A Marco Palumbo Sviluppo economico e Attività produttive, Protezione civile e Difesa del suolo, Politiche dell’agricoltura, caccia e pesca. A Giovanni Paris Pianificazione strategica territoriale e Bilancio. Tutte le altre deleghe sono state mantenute dal sindaco Marino: Sviluppo di politiche della sicurezza integrata, Polizia metropolitana, Contenzioso, Progetti europei, Comunicazione istituzionale, Patrimonio (Palazzo Valentini e Villa Altieri), Politiche educative, Sviluppo culturale e Attività turistiche. Ma senza trasferimento delle funzioni dalla Regione, la città metropolitana non potrà fare granché. Resterà «inutile», esattamente come la vecchia Provincia. I costi restano ancora un rebus. Chissà che non avessero ragione quelli che sostenevano che era meglio tenere aperte le Province e chiudere tutti gli altri enti inutili di secondo livello che, pur non avendo particolari competenze, costano parecchio.
Poltrone e spese, il bluff della città metropolitana
Pochi giorni fa la nomina degli «assessori» ma la Regione Lazio non cede i poteri
