Torpignattara ieri doveva essere una fiaccolata per chiedere più sicurezza, il corteo però è stato impedito. «È stata una prevaricazione. La dimostrazione che c’è una frangia della sinistra che non tollera il diritto a manifestare. Questa doveva essere una manifestazione per rivendicare la legalità e ci è stata impedita», ha commentato l’avvocato Tiziana Siano, volto dell’associazione Luce Sia mentre il reparto mobile della polizia di Stato si frapponeva tra i due schieramenti di manifestanti. Si è così trasformato in due presidi, davanti al Mercato di Torpignattara.
Da un lato i residenti che chiedevano un quartiere «libero dal degrado», dall’altro i militanti che urlavano «via i fascisti dalle strade».
«Ci sentiamo abbandonati», dice Pasquale Mazzotta, promotore dell’iniziativa. «Negli ultimi sette mesi gli episodi violenti sono stati tanti: auto danneggiate, vetri rotti, furti. L’altra sera ne hanno spaccati nove. A me è successo cinque volte, ai miei vicini lo stesso. Poi ci sono gli scippi, le rapine, le liti notturne e gli scontri dai diversi gruppi: ho sempre timore quando i miei figli escono la sera».
Quello di Torpignattara non è un caso isolato. La protesta si aggiunge alle manifestazioni che negli ultimi mesi hanno attraversato diversi quartieri romani, dal litorale alla periferia est, accomunati dalla stessa sensazione: essere lasciati soli di fronte a degrado, illegalità e insecurità.
Il quartiere lungo la via Casilina è uno dei più multietnici della Capitale, con il 30% dei residenti di origine straniera e una comunità bengalese di circa diecimila persone.
Una trasformazione rapida, che non tutti hanno vissuto serenamente. «Tor Pignattara è cambiata tantissimo, troppi stravolgimenti tutti insieme. Prima ci si sentiva più sicuri», racconta Ezio, 86 anni, che qui vive da mezzo secolo. E l’integrazione? «Non so se funziona. Viviamo vicini, ma a volte sembra di far parte di mondi distinti». In piazza dei Geografi lavora Angelo, serve caffè da una vita in un bar storico. Quando ha messo l’attività in vendita, racconta, nessun italiano si è fatto avanti ed è stata rilevata da due ragazzi eritrei.
«I nostri giovani vanno via e la comunità si sfalda un po’, però se questi ragazzi stranieri non aprissero le loro attività, molte serrande resterebbero chiuse». Una considerazione a cui segue una certa amarezza: «Ci sentiamo stranieri in casa nostra, ma teniamo botta». Il fenomeno lo spiega bene Mazzotta che ha lavorato nel settore immobiliare: «Se Torpignattara ha un elevato numero di stranieri è anche colpa di chi ha voluto trarre profitto dall’affitto sapendo che mettendo in casa dieci cittadini stranieri in un solo appartamento avrebbe guadagnato di più». Mazzotta poi respinge le letture di parte: «Certo gli immigrati sono tanti, ma il problema di sicurezza coinvolge stranieri e italiani. La sera si vedono gruppi di ragazzi di ogni nazionalità, spesso violenti». Da qui l’appello alle istituzioni: «Questa manifestazione, anche se ci è stata impedita, serve a puntare un faro su queste situazioni. Servono più controlli, e servono subito».
