Roma Capitale

Nel Lazio rischio povertà per il 26,6% dei cittadini

«Sull’Italia volteggia sempre più pericoloso il fantasma povertà. Sette anni di crisi stanno affondando le regioni meridionali e insulari, che sono le più a rischio indigenza d’Europa, ma dal Lazio...

«Sull’Italia volteggia sempre più pericoloso il fantasma povertà. Sette anni di crisi stanno affondando le regioni meridionali e insulari, che sono le più a rischio indigenza d’Europa, ma dal Lazio alla Liguria l'allarme riguarda anche aree fino a pochi anni fa considerate benestanti». A rilevarlo - si legge in un comunicato stampa - è una ricerca condotta dal Centro studi della Cna. «Sono 17,3 milioni gli italiani in condizioni di disagio economico e a rischio di esclusione sociale, secondo i più recenti dati Eurostat, relativi alla fine del 2013, elaborati dal Centro studi della Cna. Nel nostro Paese riguarda il 28,4% della popolazione, contro una media dell'Unione europea a 28 Stati pari al 24,5%, con Spagna al 27,3%, Regno Unito al 24,8%, Germania al 20,3% e Francia al 18,1%. Peggio dell'Italia, nella Ue, sta solo la Grecia, dove i poveri o quasi-poveri sono il 35,7% del Paese - si legge - Dal 2008 in poi è cresciuto di 2,23 mln (+14,7%) il numero degli italiani il cui tenore di vita è sceso sotto la soglia di povertà, vivono cioè in famiglie con un reddito inferiore al 60% di quello medio, trasferimenti sociali inclusi. Negli anni della crisi, il rischio povertà in Germania si è invece ridotto. A impressionare maggiormente è l'ampiezza del disagio sociale raggiunta nel Mezzogiorno: in Sicilia riguarda ormai oltre il 55% della popolazione e supera il 40% dappertutto, tranne Sardegna (31,7%) e Abruzzo (26,2%). Ma, rispetto alle economie più avanzate della Ue, ai concorrenti diretti del nostro Paese e all'Eurozona (23% di popolazione a rischio povertà), anche Lazio (26,6%), Liguria (24,5%), Marche e Umbria (23,3%) appaiono in situazione critica. A fotografare l'immagine di un Paese sempre più spaccato territorialmente, viceversa, sono i valori di Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Piemonte, non dissimili dalla media dei Paesi nordici.

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