Roma Capitale

Dal lodo Tpl alla «finanza creativa» Per l’Atac sarà un Natale in procura

Un contenzioso da 114 milioni di euro fra Atac e il consorzio privato Roma Tpl, basato su un lodo arbitrale del 2009 che oggi Roma Capitale disconosce

Un contenzioso da 114 milioni di euro fra Atac e il consorzio privato Roma Tpl, basato su un lodo arbitrale del 2009 che oggi Roma Capitale disconosce e che, tra l’altro, è arrivato anni dopo il pronunciamento dell’Agcm (Antitrust) il quale censurò l’appalto del 2005, condannando Atac e le aziende del Consorzio al pagamento di sanzioni per 10 milioni di euro. Sono giorni febbrili nella sede della municipalizzata in via Prenestina, tra l’altro visitata nei giorni scorsi sia dai Carabinieri che della Guardia di Finanza. In ballo ci sono anche diverse inchieste della Corte dei Conti che potrebbero arrivare presto a dama. Ad esempio, l’operazione «Cross Border Leas» del 2003 da 23 milioni di euro, la presunta truffa del fondo «Bank of Ireland» da 7,5 milioni di euro, e l’affaire ‘Ifitalia’ da 10 milioni di euro, tutte indagini legate al cosiddetto filone della «finanza creativa» relativo agli anni fra il 2003 e il 2012, che hanno portato gli inquirenti, tra l’altro, ad attenzionare fatture per oltre 100 milioni di euro. Infine, gli accertamenti della Corte sull’assunzione dell’attuale capo delle Risorse Umane di Atac, Giuseppe Depaoli, e sul lodo relativo al risarcimento dell’onorario extra mai corrisposto al Revisore dei Conti, Renato Castaldo, a sua volta fautore delle inchieste citate. ORIGINI DEL CASO TPL Il «guaio» Roma Tpl (ex Tevere Tpl) nasce e si sviluppa durante l’asse temporale delle giunte Veltroni-Alemanno. Con il primo bando del 2005 per la gestione delle linee bus in periferia, vinto dal consorzio guidato da Marco Cialone ai danni di Trambus, grazie a un ribasso del 22% con una migliore certificazione depositi rispetto a quella della partecipata, che pure aveva un’attività già ben avviata. Il secondo appalto lo rivince Tevere Tpl, stavolta senza concorrenza, con lo 0,18% di ribasso. Proprio qui arriva l’Antitrust, che nel 2007 condanna le aziende del gruppo Tpl al pagamento di 9.909.836 euro, in quanto «un cartello così vasto estrometteva qualunque altro soggetto alla partecipazione», come ricordava l’attuale consigliere regionale Michele Baldi, all’epoca uno dei pochissimi ad opporsi all’operazione. Eppure si arriva al 2010 (gestione Alemanno), quando Roma Tpl, erede di Tevere Tpl, si aggiudica la mega commessa da 800 milioni per 8 anni, il più grande appalto d’Europa nel genere, con lo 0% di ribasso. IL LODO LAMPO Nel frattempo inizia un contenzioso fra Tevere Tpl e Atac relativo al corrispettivo chilometrico. Da 32 milioni, la cifra pretesa dal Consorzio sale rapidamente fino a 68,2 milioni. Il 2 febbraio 2009, l’Atac guidata da Massimo Tabacchiera e Gioacchino Gabbuti (l’assessore capitolino era Sergio Marchi) decidono di cercare un accordo in arbitrato. Viene disposta anche una perizia tecnica, del tutto aderente alle ragioni di Roma Tpl, e in soli 8 giorni si arriva all’accordo. E qui sta il punto: secondo Roma Capitale (giunta Marino) il lodo non è valido, in quanto «la controversia è di esclusiva competenza del Foro di Roma». La pensava così anche l’ex assessore Antonello Aurigemma che, succeduto a Marchi dopo l’esplosione di Parentopoli, ha disconosciuto il lodo. Ma nel frattempo l’importo preteso dal Consorzio è lievitato fino a 114 milioni. A Roma Tpl, da qualche settimana, è stata assegnata la gestione della linea 50 Express, nota come «navetta Metro C». LA FINANZA CREATIVA Sulla vicenda Tpl, ieri è iniziato il dibattimento in Corte d’Appello. Intanto, la Corte dei Conti sta verificando i risultati dell’analisi di «pulizia contabile» avviata dal collegio sindacale di Atac. All’esame almeno 100 milioni di fatture dal 2005 al 2012, ma non solo. C’è la questione Bank of Ireland, quando nel 2006 vennero acquistati, con i soldi del Tfr dei dipendenti, titoli obbligazionari emessi dalla banca irlandese Jp Morgan con scadenza nel 2021 per 20 milioni di euro. E poi la Us Cross boarder lease, nel 2003, una sorta di vendita fittizia della flotta per ricavarne un prestito con uno sperpero di 28 milioni.

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