Roma Capitale

Ultimatum del Pd: azzerare la giunta o a casa

Outing alla direzione romana: i consiglieri affondano Marino e si dichiarano pronti alle elezioni

Scuri in volto, consiglieri ed esponenti del Pd romano consapevoli di dover gestire una crisi senza precedenti, hanno fatto outing nella direzione convocata ieri in via delle Sette Chiese. Che la gestione (politica e amministrativa) del sindaco Marino facesse acqua da tutte le parti lo si sapeva da tempo. Tant’è che da tempo il Pd chiedeva un cambio di passo. Lo si era atteso, ancora invano, all’indomani del sondaggio con il quale 8 romani su 10 hanno bocciato il primo cittadino. Una bocciatura costata la testa del capogruppo D’Ausilio in cambio di un rimpasto di giunta rimasto vano e vago, come la risposta del Campidoglio sull’ultima paradossale settimana che ha investito la Capitale come uno tsunami. L’incredibile vicenda del permesso Ztl scaduto, delle multe non pagate e della denuncia di un complotto informatico mostratosi poi inesistente, è stato già un giro di boa per la maggioranza "costretta" vox populi a chiedere a Marino di riferire in Aula. Lo farà martedì, quando alcuni si aspettano l’annuncio di una nuova giunta. A rendere poi la situazione insostenibile, la guerriglia a Tor Sapienza dove il sindaco si è recato solo ieri al quarto giorno di tafferugli e trasferimenti coatti per evitare il morto. Uno choc per il partito dal quale forse si è risvegliato proprio ieri e, guardandosi allo specchio, deve aver preso coscienza che il Pd è forza di governo ed è per questo che Ignazio Marino è sindaco. Un passaggio sostanziale per assumersi la responsabilità - vera - del governo della Capitale e dunque anche tornare al voto se necessario. Per la prima volta ieri le parole «dimissioni» e «elezioni» sono state pronunciate ufficialmente. Duri gli interventi in direzione. «Dopo il vuoto di Alemanno, ora c'è una latitanza del governo di centrosinistra - ha tuonato il presidente dell’Assemblea capitolina, Mirko Coratti - dobbiamo azzerare tutte le postazioni e ripartire con un nuovo slancio e una nuova azione di governo». Spetta poi a al consigliere regionale del Pd, Mario Ciarla, sferrare uno dei pugni più duri: «Se non si fa nulla, alla prima finestra elettorale, nazionale o regionale che sia, l’anno prossimo si andrà al voto anche a Roma. Sarà un esito inevitabile se l’azione di governo rimane questa. O si riapre il dialogo con la città o si finisce così, Marino è obbligato a fare un passo in avanti: lo faccia». Laconica la consigliera comunale Michela De Biase: «Non c’è bisogno di irrigidire le posizioni, male che va si vota e non è una tragedia. Io a tirare a campare non ci sto: quando la segreteria del sindaco ci chiamava per chiedere le dimissioni o la sfiducia di D’Ausilio abbiamo toccato il fondo». Duro il segretario romano Lionello Cosentino: «Ho visto un paradosso: il sindaco a Londra, il Consiglio comunale che minacciava di riunirsi oltre mezzanotte per discutere sulle multe, quello che stava succedendo a Tor sapienza. Mai c’è stata distanza più ampia di un ceto politico che non riesce a capire le priorità». A Cosentino adesso il compito di parlare con Marino e capire se davvero ci sono ancora i margini per proseguire la consiliatura oppure andare a voto anticipato. Nel dubbio la scelta del nuovo capogruppo Pd in Campidoglio è stata rinviata.

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