Roma Capitale

Quanti guai per l’ufficio multe

Distrutte, insabbiate, non iscritte a ruolo, illegittime: il caso delle multe contestate al sindaco Marino riaccende i riflettori sull’ufficio Contravvenzioni di via Ostiense, già finito al centro...

Distrutte, insabbiate, non iscritte a ruolo, illegittime: il caso delle multe contestate al sindaco Marino riaccende i riflettori sull’ufficio Contravvenzioni di via Ostiense, già finito al centro delle inchieste della procura di Roma sfociate nell’arresto di due funzionari infedeli, Angelo Vitali, 61 anni, al tempo vicedirettore del dipartimento Risorse Economiche e la collega Tiziana Diamanti, 49 anni, impiegata nella stessa sede. Lo scandalo, che ha poi portato all’apertura di altri filoni investigativi, è quello sollevato dai fratelli Bernabei, i vinai trasteverini che con le loro denunce hanno scoperchiato «un fenomeno la cui portata non può essere circoscritta ai soli casi citati», scriveva il Gip nella sua ordinanza di custodia cautelare in carcere anticipando in qualche modo che il cerchio era destinato ad ampliarsi. Così è stato: già a metà 2013 gli inquirenti hanno messo assieme una lista di almeno 250 "miracolati" delle multe tra vip, politici e notabili. L’iter delle contravvenzioni, si sa, è lungo e accidentato. Appello, contestazione, ricorsi al prefetto piuttosto che al giudice di pace, il meccanismo contempla mille variabili e, di conseguenza, inserirsi per "deviare" il percorso naturale può rivelarsi semplice, almeno per chi lavora questi documenti dall’interno. All’ufficio Contravvenzioni, appunto, dove le cartelle - stando alla ricostruzione degli inquirenti - potevano anche finire distrutte o insabbiate. In cambio di cosa? Il caso dei fratelli Bernabei, abbiamo detto, ha dato il via all’inchiesta. Anzi, paradossalmente, sono stati proprio i vigili di Roma Capitale, in testa il loro ex comandante Angelo Giuliani, a mettersi nei guai da soli contestando agli imprenditori una situazione debitoria nei confronti del comune di Roma proprio a causa delle multe non pagate per diverse centinaia di migliaia di euro. Pasquale Pelusi, il direttore dell’ufficio Contravvenzioni che anche oggi si ritrova a fare luce sul caso Marino, fu obbligato a effettuare accertamenti, da cui sono emerse le prime anomalie: in pratica le sanzioni riportavano la dicitura «improcedibile, senza invio al prefetto», definizione non applicabile ai ricorsi, che quindi finivano "congelati". Di qui le accuse di falso ideologico mediante soppressione di atti pubblici nei confronti di Vitali e la Diamanti. La Procura, in ogni caso, ha ipotizzato che non si trattasse di casi isolati: altri verbali, a partire dal 2011, sarebbero stati stralciati o annullati senza un’apparente giustificazione, almeno dal punto di vista legale.

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