CIVITAVECCHIA «Non si può morire a tredici anni, non si può». La frase risuona con un’eco incredibile, in città, nell’ambiente scolastico, ai bar come al mercato. E soprattutto sui social network, dove si rifugiano spesso gli adolescenti. Civitavecchia piange Gianluca Ciacco, morto a soli 13 anni a Crotone, dove era in vacanza con la madre e con la sorella dai nonni. Una partita a calcetto con gli amici, un malore, Gianluca che si accascia a terra e non si rialza più. Pochi attimi e si consuma il dramma. Le origini di Gianluca erano calabresi ma la sua famiglia vive a Civitavecchia da anni. Il padre, infatti, è un tenente colonnello di stanza in una delle caserme dell’Esercito. La mamma aveva svolto qualche supplenza nella stessa scuola media che oggi lo piange, la Manzi. E che lo ricorda, come un bravo ragazzo, sempre con il sorriso. Aveva appena concluso gli esami di terza media; a settembre avrebbe iniziato il ciclo delle superiori, iscrivendosi al Marconi, indirizzo informatico. Secondo le prime ricostruzioni il ragazzo stava giocando a calcio con gli amici, in un campetto sul lungomare. Erano circa le 21 di domenica sera quando, per cause ancora tutte da accertare, Gianluca ha avvertito un malore. I compagni lo hanno aiutato a sedersi. Qualche secondo, e poi si è accasciato, perdendo conoscenza. Il lungomare a quell’ora era affollato. Ansia e preoccupazione tra i presenti del lido Kursaal. Quando l’ambulanza del 118 è arrivata sul posto, facendosi strada tra la gente, non c’era più niente da fare. I sanitari sono intervenuti per rianimare il tredicenne, hanno effettuato ripetuti tentativi. Ma Gianluca non ce l’ha fatta. È stato durissimo il compito di chi ha dovuto telefonare al padre del tredicenne, che avrebbe raggiunto la famiglia a Crotone nei prossimi giorni. La Procura ha aperto un’inchiesta e disposto l’autopsia. I compagni di scuola e gli amici attendono di sapere la data dei funerali, per dare l’ultimo saluto a Gianluca. «Di fronte a tragedie del genere – ha commentato commossa la dirigente della Manzi Nandina Ambrogi – non ci sono parole. Fa male a tutti».
Tredicenne muore mentre gioca a calcetto
CIVITAVECCHIA «Non si può morire a tredici anni, non si può». La frase risuona con un’eco incredibile, in città, nell’ambiente scolastico, ai bar come al mercato. E soprattutto sui social network,...
