Misuratori di alcol per i vigili e controlli serrati nei confronti degli esercenti che bleffano i consumatori servendo «copie» al posto dei liquori originali. Le associazioni degli esercenti invitano l'assessorato al commercio a fare chiarezza dopo l'inchiesta de Il Tempo, che ha dimostrato come nelle manifestazioni all'aperto dell'estate romana circolino cocktail dai nomi «tipici» fatti invece con prodotti di gradazione alcolica 21 gradi (la legge vieta per manifestazioni all' aperto la somministrazione di alcol superiore a questa gradazione), che nulla hanno a che vedere con i classici rum, tequila, vodka, gin. «Mi sembra che l'assessore Leonori un anno fa aveva assicurato che avrebbe preso in mano la questione – dice Fabio Mina, Presidente Lupe Roma – perché le sembrava assurdo che i vigili multassero senza misurare l'effettiva gradazione dell'alcol. Ebbene, è passato un anno e non solo i vigili continuano a multare chiunque abbia soltanto esposte le bottiglie di liquore, ma ora circolano anche bevande simili i cui nomi non sono riportati sui menù e quindi il consumatore non sa cosa si sta bevendo». Non sarebbe più facile dotare i vigili di misuratori? Si chiede anche Guido Campopiano, dell'Associazione Esercenti Centro Storico. «Siamo sbigottiti. Se quanto riportato è vero siamo in presenza di una frode al consumatore bella e buona. Si tratta di un reato penale che deve essere perseguito. L'assessore al commercio dovrebbe far intervenire i Nas, l'unico organi di controllo realmente competente su questa materia». Parla di«fatto gravissimo» anche Pietro Lepore, Presidente della Fiepet-Confesercenti: ìIl consumatore deve sapere quello che sta assumendo. Non si può scrivere sui menù una cosa e servirne un'altra. Se si servono prodotti differenti dai classici liquori che superano i 21 gradi, bisogna informare in modo puntuale e trasparente chi assume bevande alcoliche, il che significa scrivere i nomi delle bevande usate, proprio come stabilisce la legge”. Ancora più grave è scrivere «vodka 21 gradi» o «tequila 21 gradi», quando si sa che questi liquori non esistono a tale gradazione, chiosa Fabio Spada, Presidente Fipe-Confcommercio. «Una vodka è di 40 gradi, non può avere una gradazione inferiore, così come la tequila. Se non è possibile servire alcol sopra i 21 gradi, allora meglio non servire proprio più i cocktail invece di spacciarli per qualcosa di diverso». Invece, per mettersi al riparo dalle multe che l'anno scorso hanno «colpito» decine di esercenti dell'estate romana, i gestori degli stand all'aperto sono corsi al riparo, hanno tolto qualunque bottiglia di alcol dai banconi e l'hanno sostituita con prodotti similari, il più delle volte tenuti nascosti, che costano molto meno degli originali. A guadagnarci, però, non sono certo stati i consumatori. I cocktail, continuano infatti ad essere venduti a 7 -8 euro ciascuno, esattamente quanto vengono pagati in qualsiasi locale al chiuso che non ha l'obbligo dei 21 gradi.
«Alcolici truffa». La rivolta degli esercenti
Le associazioni chiedono controlli nei locali dove vengono servite «copie» dei liquori originali
