PESCARA Era stato bocciato dal consiglio di classe, che aveva svolto gli scrutini in maniera difforme rispetto ai criteri stabiliti dal collegio dei docenti. Inoltre, sui vari registri erano presenti «un rilevante numero di cancellature, di voti modificati e di voti non riportati», riferiti al suo nome. Per questo motivo la sezione del Tar di Pescara ha accolto il ricorso presentato dalla madre del ragazzo, uno studente del liceo classico D’Annunzio di Pescara. La donna, di professione avvocato, ha chiesto l’annullamento dell’atto con il quale il Consiglio di classe aveva deliberato la non ammissione dello studente alla classe successiva «per le gravi e/o diffuse carenze evidenziate nella preparazione, tali da precludere il possesso degli strumenti indispensabili per affrontare gli studi nell’anno successivo». Tra l’altro, i genitori del ragazzo sostenevano di non essere stati adeguatamente informati circa l’andamento scolastico del figlio. Sempre i genitori sostenevano vi fosse stata, nella valutazione degli alunni, «un’evidente disparità di trattamento da parte sia dei singoli professori, sia del Consiglio di classe». Il Tar, già nell’immediatezza della bocciatura, esaminando tutti i rilievi mossi dalla madre del ragazzo, ne aveva disposto l’ammissione con riserva alla classe successiva. Lo scorso otto maggio la sezione (Michele Eliantonio, presidente estensore, Alberto Tramaglini e Massimiliano Balloriani, consiglieri) ha esaminato il ricorso nel merito accogliendolo. Il Ministero dell’istruzione e il liceo classico D'Annunzio si sono costituiti in giudizio, contestando i rilievi mossi. «Ai fini del decidere deve premettersi che, pur essendo il giudizio di non ammissione alla classe superiore espressione di discrezionalità tecnica - si legge nella sentenza - il Giudice amministrativo può sempre verificare se il procedimento sia conforme al parametro normativo o ai criteri deliberati preventivamente dal Collegio dei docenti, mentre sono insindacabili nel merito le valutazioni della capacità di apprendimento e delle competenze acquisite dagli studenti, che sono affidate in via esclusiva al personale docente della scuola». Nonostante questi limiti, i giudici hanno ritenuto parzialmente fondati i motivi del ricorso della madre dello studente, soprattutto quelli legati alle cancellature nei registri. «Va ricordato - si legge ancora nella sentenza - che la normativa prevede che ogni alunno abbia diritto ad una valutazione trasparente e tempestiva». I giudici hanno anche ritenuto l’attività istruttoria svolta dal consiglio di classe «carente e lacunosa. Conseguentemente, deve concludersi che il giudizio negativo dello studente in questione non è stato assunto nel rispetto dei predetti principi sopra ricordati e sulla base di una completa istruttoria, per cui, in definitiva, appare inficiata, la valutazione della idoneità dello studente in questione a frequentare la classe successiva».
Bocciato dai prof, promosso dai giudici
La madre avvocato di uno studente del classico ricorre al Tar e vince La sentenza: «Troppe cancellature nei registri di classe e voti modificati»
