La parrocchia San Gelasio I Papa, nata poco più di 40 anni fa lungo la Tiburtina in zona Rebibbia, non può non essere legata a filo doppio con il limitrofo complesso penitenziario. Ma, ovviamente, non solo. Questa zona a sud est di Roma, circa settemilacinquecento residenti, è suddivisa in due parti. La prima, quella storica e popolare, nata con il carcere a metà del secolo scorso e costruita prevalentemente per gli agenti di polizia penitenziaria, è molto simile ad un paese, con case basse ad uno o due piani, e servizi scarsi o poco funzionanti. La seconda, più benestante, è composta da palazzoni relativamente più recenti e abitata da lavoratori e professionisti che vivono poco il quartiere, tornando solo la sera per dormire. Da una parte, quindi, un quartiere popolare con qualche problema di microcriminalità, dall’altra un quartiere dormitorio. Vien da sé che i punti di aggregazione e di svago siano pochi o nulli e che in questo senso un grande compito spetta proprio alla parrocchia. Don Giuseppe Raciti, parroco da meno di un anno, è consapevole di questo e per poter affrontare questa grande responsabilità, si avvale della collaborazione e della buona volontà dei parrocchiani. Alcuni di loro infatti si sono organizzati in 3 comunità che operano in 3 parti differenti del quartiere. «Queste persone -spiega Don Giuseppe -incontrano le famiglie e con loro si confrontano, leggono passi del Vangelo e parlano dei loro bisogni. Più in generale vivacizzano il quartiere e di questo siamo loro molto grati». I bisogni degli abitanti non sono pochi. «Ogni mese -continua ancora il sacerdote- diamo assistenza ad oltre duecentocinquanta persone, con vestiti e alimenti e cerchiamo di rispondere alle numerose richieste di lavoro». Molte di queste persone sono straniere. Ma la multietnicità di questa zona non è vista come un problema, anzi, può essere addirittura una risorsa, e l’integrazione è incentivata dalla stessa parrocchia. Racconta Don Giuseppe: «Quest’anno in occasione della festa del patrono San Gelasio, abbiamo organizzato una serata inter-culturale e culinaria con gli stranieri del quartiere. Ognuno ha portato un piatto tipico del suo Paese e il risultato è stato bellissimo. È stata una festa unica e diversa dalle altre, dedicata ai poveri e agli ultimi, e sia noi che loro siamo usciti gratificati e rafforzati». E gli "ultimi" e spesso, è il caso di dire, anche i "dimenticati" che si trovano all’interno di quelle mura, agli occhi dei più conferiscono la vera identità al quartiere. La parrocchia San Gelasio è molto vicina ai detenuti del carcere di Rebibbia; non solo con le Messe celebrate nella cappella del penitenziario,ma anche con altre forme di intervento. Un esempio: La casa circondariale dispone di una compagnia teatrale chiamata «Stabile assai» che negli anni è diventata famosa e ha creato anche qualche talento che ha partecipato a vere e proprie produzioni cinematografiche. La compagnia ogni anno mette in scena rappresentazioni di vario genere e questo è reso possibile anche grazie alla collaborazione della parrocchia e al piccolo teatro al suo interno, che ospita gli spettacoli dei detenuti. Anche quest’anno la compagnia andrà in scena con uno spettacolo: «La fine all’alba» e la"seconda" sarà proprio nel teatro della parrocchia l’8 giugno.
Un approdo ai poveri e agli ultimi
L’8 giugno nel teatro parrocchiale spettacolo dei detenuti attori
