Roma Capitale

«Ancora non so perché mio figlio è morto»

Tania Mortella: c’è il segreto istruttorio, ignoro l’esito dell’autopsia ma chiedo giustizia

«Oggi sono quattro mesi che mio figlio non c’è più ed io non so ancora perché». Tania Mortella, la madre di Giordano Coppa, il bambino di 6 anni morto durante il trasporto in ambulanza dall’ospedale Grassi al Bambino Gesù la sera del 12 gennaio, aspetta ancora di conoscere la verità. Recuperate finalmente le forze, l’infermiera di Torvajanica – già vedova del padre di Giordano, investito da un’auto a pochi metri da casa – chiede a gran forza che si faccia luce sulla vicenda. Ci ricorda i fatti? «Ho accompagnato Giordano al pronto soccorso di Ostia alle 19, 30 di domenica 12 gennaio, a causa di forti dolori alla pancia che a tratti gli facevano perdere conoscenza. Arrivati al Grassi dopo venticinque minuti di viaggio in macchina durante i quali è stato sempre vigile, è andato prima in arresto respiratorio, quindi cardiaco. Mio figlio è morto stroncato dai dolori dopo un’ora e mezza di manovre per rianimarlo. Solo il giorno prima lo avevo accompagnato nello stesso ospedale ma, refertato come codice verde, abbiamo aspettato due ore per una visita frettolosa. Sono stata derisa, ridicolizzata come una madre ansiosa dall’unica pediatra in servizio tra reparto, sala parto e pronto soccorso. Senza neanche fargli un emocromo, la stessa dottoressa ha diagnosticato dal nulla una gastroenterite virale da curare con del Gaviscon, delle gocce di melissa e del Gatorade per reintegrare le vitamine nel caso avesse accusato diarrea». I dolori non sono però passati. «Infatti. Lì per lì mi sono affidata al medico, ho anche pensato che quel mal di pancia fosse dipeso dai dolci mangiati alla Befana. Poi però Giordano ha iniziato a perdere conoscenza, a stare sempre peggio, quindi con mio marito lo abbiamo riportato nello stesso pronto soccorso di Ostia, il più vicino da casa nostra, e da lì i fatti sono noti. Dall’arresto respiratorio prima e cardiaco poi, cinque minuti dopo l’arrivo in ospedale, i medici hanno provato a rianimarlo per un’ora e mezza fino a quando l’anestesista mi ha comunicato che avrebbero dovuto trasferirlo al Bambino Gesù per sottoporlo ad una dialisi pediatrica a causa del livello eccessivamente alto di potassio». Dall’arresto respiratorio, quindi, hanno provato a rianimarlo per poi decidere il trasferimento in extremis? «Sia io che mio marito non ci abbiamo da subito visto chiaro. Siamo entrambi infermieri e sappiamo come di norma vanno trattate queste situazioni. Giordano è morto in ambulanza e noi il giorno dopo abbiamo presentato denuncia per bloccare le cartelle cliniche. Tante cose non tornano ed io non so darmi pace. A causa del segreto istruttorio non mi è dato neppure di conoscere l’esito dell’autopsia e non so neanche se sono stati presi dei provvedimenti a carico dei medici, presunti responsabili del decesso di mio figlio» . Oggi con quale spirito vive la tragica scomparsa di suo figlio? «Vado avanti per il mio secondo bambino di un anno e mezzo, Emanuele, avuto da mio marito. Ho riacquistato le forze necessarie per chiedere giustizia e per far sì che la memoria di mio figlio resti viva. Venerdì gli alunni e le maestre dell’elementare di Torvajanica Alta hanno piantato un alberello con una targa in ricordo del loro compagno di scuola, un piccolo arancio che crescerà forte come avrebbe dovuto fare Giordano. Oggi (ieri n.d.r.) lo celebreremo con una messa nella parrocchia ìRegina Mundi».

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