Roma Capitale

Mobilitazione on line per il Caffè della Pace

Dopo Papa Francesco, la richiesta di salvare l'antico Caffè della Pace arriva al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Il presidente di Botteghe Storiche Giulio Anticoli prende carta e penna e scrive...

Dopo Papa Francesco, la richiesta di salvare l'antico Caffè della Pace arriva al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Il presidente di Botteghe Storiche Giulio Anticoli prende carta e penna e scrive poche righe accorate appellandosi alla sensibilità del Presidente della Repubblica perché si unisca sostanzialmente al coro delle voci che si sono già sollevate per cercare di salvare uno dei locali più antichi di Roma, diventato un simbolo della città. In attesa della risposta del Presidente, se ci sarà, va avanti la raccolta firme dei cittadini e dei turisti presso il locale gestito da più di cinquant’anni dalla famiglia Serafini, che è stato sfrattato dal Pontificio Istituto Teutonico. «La raccolta firme oltre che presso il locale si può fare anche on line – spiega Alessandro Grammaroli, consigliere di Botteghe Storiche – abbiamo aperto anche una pagina facebook dedicata all'antico Caffè della Pace». Sembra che al momento siano già state raccolte circa un migliaio di firme, segno che l’attenzione sul destino del locale è alta tra la sua storica clientela e non solo. Intanto la politica cerca una strada per scongiurare la chiusura del Bar. Dopo l’interrogazione parlamentare della senatrice del Partito Democratico Daniela Valentini e la proposta dell’assessore capitolino al commercio Marta Leonori di inglobare il locale nell’eventuale albergo che si vocifera potrebbe sorgere nel palazzo d’epoca che ospita al piano terra il Caffé, l’asso nella manica potrebbe averlo ora il Prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro. È la senatrice Valentini a spiegare perché. «Ho chiesto al prefetto di intervenire per cercare di trovare una soluzione e lui si è dimostrato molto disponibile. Mi ha chiesto qualche giorno di tempo per darmi una risposta». Intanto la proprietà continua a non fare dichiarazioni e andare avanti nell’intenzione di sfrattare i Serafini. Più volte anche l’amministrazione ha tentato di mettere allo stesso tavolo l’Istituto e i gestori del locale ma ogni tentativo di dialogo è fallito.

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