Roma Capitale

Dove l’accoglienza è senza pause

I portieri «alleati» dei sacerdoti: «Ci aiutano a contattare le persone»

A Santa Maria in Campitelli le porte sono sempre aperte. E non è una metafora: a ora di pranzo come in tarda serata questa antica chiesa barocca, a pochi passi dal teatro di Marcello, è pronta ad accogliere tutti. E spesso proprio sulla soglia c’è il parroco Davide Carbonaro o uno degli altri sacerdoti. «È una scelta che abbiamo fatto da qualche anno - spiega -, ai miei confratelli dico sempre che in molti qui vicino aprono dei pub, ma il mio è sempre aperto. Lo facciamo per incontrare più gente possibile, dalle persone che lavorano nei paraggi ed escono per la pausa pranzo, ai turisti, ai ragazzi che frequentano i locali del centro. L'accoglienza è fondamentale. In molti entrano attratti dalla bellezza della chiesa, ma è importante che ci sia qualcuno, pronto a scambiare qualche parola». E di accoglienza padre Davide se ne intende: ha girato il mondo tra Asia e Africa per aiutare i più poveri come vuole l'ordine dei Leonardini a cui appartiene, occupandosi della costruzione di scuole e di adozioni a distanza. Uno di questi viaggi non lo scorderà mai, proprio perché di accoglienza ne ha ricevuta una molto particolare: «Eravamo appena arrivati in Nigeria, quando hanno fatto irruzione nelle nostre stanze dei rapinatori e ci hanno tenuto in ostaggio tutta la notte, con le pistole puntate addosso. Pensavano che fossimo dei "businessman", ma quando abbiamo spiegato che eravamo dei preti cattolici si sono un po' calmati. Alla fine hanno portato via solo qualche soldo. La vera sorpresa è stata qualche giorno dopo, quando alla celebrazione della prima messa abbiamo assistito ad una scena surreale. Davanti ai nostri occhi si è presentato un mare di persone, praticamente tutto il quartiere. Ormai eravamo famosi come i preti rapinati e molti, sentendosi in colpa, erano venuti a scusarsi o solo a vederci di persona». Nella sua parrocchia, fortunatamente, Padre Davide può stare più tranquillo. Per accogliere i fedeli e gestire le attività della comunità può contare su una fitta rete di chiese rettorie che lo aiutano a restare in contatto con la gente e ad organizzare attività per la comunità. A San Giovanni Decollato, ad esempio, c'è uno storico oratorio dove si tengono mensilmente degli incontri, aperti a tutti, sul rapporto tra arte e Vangelo. «Dovremmo tornare ad utilizzare il linguaggio dell'arte per diffondere la parola di Dio come succedeva un tempo. Se oggi mostriamo un'immagine della Madonna ad una signora anziana, lei riconoscerà subito se è l'Immacolata o l'Assunta, mentre un giovane riuscirà a stento a capire che si tratta della madre di Gesù!». Nel cuore di Roma ci sono poi altri «alleati» preziosi per la parrocchia. Sono i portieri: «Spesso - racconta padre Davide - sono i primi a portare le notizie sulle attività della parrocchia nelle famiglie, raggiungendo anche chi non ha la possibilità di passare spesso in chiesa. Durante la benedizione delle case poi, sono loro a condurti all'interno delle famiglie. È una sorta di "servizio pastorale sui generis". Grazie ai portieri riusciamo ancora ad avere un rapporto con le singole persone». In zona c'è anche una sinagoga e i cristiani convivono con la comunità ebraica coltivando un antico legame: durante la seconda guerra mondiale tra le mura di Santa Maria in Campitelli per sottrarli alla furia nazista sono stati ospitati diversi ebrei, dei qualiancora oggi nel suo ufficio, il parroco tiene appese delle foto.

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