Roma Capitale

Multa di trecento euro a chi vende frutta e verdura in strada

LADISPOLI Cataste di arance, piramidi di clementine, montagne di mele. E tutte regolarmente sul ciglio della strada perchè tutta quella mercanzia non saprebbero più dove metterla. Ma dalla fine di...

LADISPOL I Cataste di arance, piramidi di clementine, montagne di mele. E tutte regolarmente sul ciglio della strada perchè tutta quella mercanzia non saprebbero più dove metterla. Ma dalla fine di febbraio questo dovrebbe diventare solo un ricordo dato che un’ordinanza del sindaco di Ladispoli Crescenzo Paliotta ha disposto che «la vendita di prodotti ortofrutticoli può essere autorizzata solo se siano posti ad una distanza minima dall’inizio della carreggiata di cinque metri». E allora per egiziani, maghrebini, pachistani sarà un problema. Perchè sono loro che detengono il maggior numero di rivendite di frutta, verdura e ortaggi a quintali, quasi in mezzo alla strada. Queste frutterie, sorte come funghi da un giorno all’altro, sono spuntate sui marciapiedi, vicino ai supermercati e fanno concorrenza ai prodotti della terra venduti nei mercati rionali. Costa tutto novantanove centesimi, dubbia la provenienza. Sui cartelli, quando ci sono, c’è vergato a malapena leggibile l’origine, «Italia». Ma è troppo poco e se chiedi da quale regione provengono mele e susine, i fruttivendoli immigrati fingono di non capire la lingua. Eppure qui proliferano, lavorano. E incassano. Perché sono tanti i pensionati, le casalinghe che approfittano dei prezzi decisamente concorrenziali e con i mandarini venduti per la strada fanno la spesa magari per l’intera settimana. Salvo buttare metà della merce perché apparentemente fresca all’acquisto, una volta messa nel frigorifero non dura più di tre giorni. Ora la nuova ordinanza, la numero 58 pubblicata il 20 gennaio scorso, dovrebbe regolamentare la materia. Nel provvedimento si invoca una questione squisitamente sanitaria: «Le merci in ogni caso dovranno essere adeguatamente coperte con teli che impediscano il depositarsi della polvere, il contatto con insetti e agenti atmosferici e che comunque permettano la traspirazione». Altrimenti multa di trecento euro e chiusura dell'esercizio da tre a dieci giorni per chi non rispetta le disposizioni del sindaco. Che, con il singolarissimo atto cerca di difendere i negozi italiani.

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