Roma Capitale

Troppi uffici e poche famiglie

Qui il sindaco Marino accompagna ancora la madre a Messa

Tra due dei quartieri più esclusivi di Roma, Parioli e Pinciano, la parrocchia di Santa Teresa D'Avila si spegne soffocata dai sontuosi palazzi, colmi di uffici e poveri di famiglie. Simbolo di una società che cambia. «Di giorno ­ dice Padre Angelo Ragazzi ­ è veramente un quartiere ma di sera è un deserto. Chiusi gli uffici si ha quasi paura ad andare in giro e d'estate è terribile, quando finisce la scuola tutti spariscono. A volte mi vien da piangere». Il parroco parla di un vero e proprio «nomadismo religioso». Teatro e palestra sono stati dati in gestione ai privati, resta un campo da calcetto dove si organizzano dei tornei. «I bambini vengono solo solo finchè gli orari combaciano con quelli di lavoro dei genitori ­ dice il parroco ­ perchè appena finiscono li portano via. La gente viene a battezzare i figli e a sposarsi, ma poi non partecipa alla vita della comunità. Da punto di riferimento per le famiglie la parrocchia sta diventando ormai un centro che dispensa servizi religiosi. C'è chi fa la prima comunione da una parte e la cresima da un'altra, non esiste più un legame stabile». Santa Teresa D'Avila una volta era ricchissima di attività. Negli anni '40 copriva una vasta zona, da porta Pinciana al fiume Aniene, con quasi 50.000 abitanti. Ma ora le cose sono molto cambiate. «Abbiamo solo 5.000 residenti ­ dice il parroco ­ anche perché gli affitti sono altissimi e le famiglie si spostano in periferia, lasciando il posto ad assicurazioni, banche e sindacati. È così che la benedizione delle case di Pasqua qui è sempre più una benedizione degli uffici». Fino a 3 anni fa questa era la chiesa del sindaco Ignazio Marino e ancora oggi la domenica accompagna a messa la madre. Prima di Natale ha anche inaugurato la mostra dei presepi di Fra’ Serafino Melchiorre, un artigiano che da 19 anni scolpisce le innumerevoli opere esposte. Ma Padre Ragazzi racconta che davanti alla parrocchia, su Corso Italia, ha visto morire tre barboni. «Il Municipio ci ha detto di segnalarli e che avrebbero provveduto loro. Noi lo abbiamo fatto ma alcuni sono ancora lì. Forse vogliono fare quella vita e non si fanno aiutare». Questa è anche la parrocchia dove una delle due babyprostitute dei Parioli ha fatto il corso di catechismo. Quella la cui madre era all'oscuro di tutto e poi ha denunciato. Per Padre Ragazzi questo scandalo «è un po' il risultato della società ricca di benessere ma vuota di valori. Quello che è importante è l'educazione alla vita, quello che insegna la famiglia». Il parroco viene da una piccola chiesa di Verona, in una zona abitata da operai e la differenza con la nuova sede dice di notarla molto: nella mentalità, nella disponibilità e nel modo di agire. «Qui la gente è buona, ma molto sulle sue, sembra un po' rintanata nelle sue comodità. Il volontariato ­ racconta ­ non è così forte. Me ne accorgo quando lancio un'iniziativa. Come per il centro di ascolto, che avrebbe dovuto aiutare non a livello economico ma con la consulenza di avvocati e assistenti sociali. La risposta è stata sorprendente: "Bene, chiamiamo dei professionisti e li paghiamo". Qui la gente è ricca e a volte non si rende conto che ci sono grossi problemi». Per Padre Ragazzi forse una speranza per la parrocchia c'è: «Anche se a volte mi viene da dire di no, perché vedo i numeri, le persone che invecchiano e i giovani che sono sempre meno. Ma credo nei ritorni storici, e non penso che si continueranno a fare uffici: prima o poi torneranno le famiglie».

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