Mai così tanto cinema a teatro. È successo al Quirino, la storica sala di via Minghetti recuperata dopo la dismissione dell'Eti con brillante gestione privata e diretta da Geppy Gleijeses. Occasione, il debutto di «Zio Vanja», capolavoro di Cechov. Una messinscena che ha tutti i numeri per calamitare il maggiore favore del pubblico tra quelle in programma nei teatri romani, in ragione anche del cast e del regista. I protagonisti sono Michele Placido , che negli ultimi anni si è dedicato soprattutto al grande schermo sia come attore che come cineasta, e Sergio Rubini , altro beniamino dei cinefili. E a firmare adattamento e regia è un «mostro sacro» della cinematografia, il graffiante Marco Bellocchio , che con l'ultimo film, «La bella addormentata» ha acceso i riflettori sul tema dell'eutanasia. Il terzetto da set (Bellocchio già nel '77 fu stregato dal drammaturgo russo traendo una pellicola da «Il Gabbiano») è stato poi festeggiato con lunghi applausi al calar del sipario da tanti volti cinematografici che non hanno voluto mancare alla prima. E che nel foyer si sono scambiati i pareri sulla messinscena e anche sull'eterno fascino del testo cecoviano, datato 1896. Bellocchio qualche minuto prima che il sipario si alzasse, si è volentieri fatto fotografare sotto braccio a Placido, basco nero e giacca di velluto rossa, a contrastare il candore della lunga barba imposta dal suo personaggio, lo spiccio professor Serebriakoff. Poi sono arrivati Marco Muller , direttore del Festival del Cinema di Roma, Valeria Solarino dai lunghi liscissimi capelli, Alessio Di Clemente in attillata giacca trendy, V iolante Placido , in perfetto decolletée nero, Pippo Baudo, Maria Rosaria Omaggio, Ugo Pagliai con Paola Gassman.
In scena Placido e Rubini e il cinema va a teatro
Parterre di attori e registi alla prima di «Zio Vanja»
