L’aula dei sogni infranti. L’aula delle disillusioni e del disincanto. Lì dove è nato il movimento studentesco dell’Onda, dove ancora prima hanno trovato terreno fertile le lotte studentesche di ogni tempo, adesso non resta che l’immagine sbiadita di un tempo che non c’è più. L’aula 1 della facoltà di Lettere dell’università La Sapienza, che ha sempre rappresentato la meta agognata per gli estremismi della sinistra extra parlamentare più radicale, oggi è poco più che un ritrovo per estremisti invecchiati, pochi studenti annoiati e anarchici dell’ultima ora. Oggi al suo interno gli studenti non vivono più la "magia" dei tempi passati, il sogno rivoluzionario dei loro padri. Oggi, dentro l’aula 1, non si decide più nessuna lotta e al suo interno "devono" entrare realtà che in passato non avrebbero mai avuto ospitalità: Movimenti per la casa e sindacati di base che, però, non hanno mai supportato i collettivi, o almeno non quanto questi ultimi avrebbero voluto. I numeri non sono più quelli di una volta, quando migliaia di studenti trovavano nella facoltà di Lettere le ispirazioni più forti per i loro sogni di uguaglianza, solidarietà e lotte sociali. Oggi, per avere numeri dignitosi per scendere in piazza, gli studenti si devono unire a realtà antagoniste eterogenee, unite unicamente dal fatto di mettere in atto una protesta per le più svariate ragioni. Ancora vivono nella memoria le grandi assemblee di facoltà dedicate ai grandi argomenti cari ai movimentisti. L’immagine dell’aula è una foto in bianco e nero, dove i banchi non sono tutti occupati e le chiome bianche quasi eguagliano le presenze giovanili. Tra questi posti, poi, è comparso anche qualche immigrato costretto dai Movimenti per la casa a partecipare all’assemblea pur non capendo nulla di quanto veniva detto. In cattedra, invece dei leader universitari o dei "rivoluzionari di turno", adesso siedono i capi popolo di movimenti sociali che nulla hanno mai avuto a che fare con le università. Ieri, infatti, durante un’assemblea indetta appunto dai Movimenti, le rappresentanze dei Collettivi erano solo una comparsa. Manifestare contro la Tav, ormai, sembra essere l’unico stimolo per una generazione che forse non ha più voglia di contrastare niente e nessuno. Disillusi e solo meno capaci di organizzarsi? Certo è che la manifestazione del 15 ottobre 2011 a Roma, dove piazza San Giovanni si infiammò per gli scontri con le forze dell’ordine, ha fatto malissimo ai movimenti studenteschi. Da quel momento in poi, infatti, la violenza che ha segnato quella giornata ha disintegrato tutto. Le istanze portate avanti durante il periodo della riforma universitaria targata Gelmini, non sono mai state accolte. E dopo l’ultimo movimento importante e significativo come l’Onda, i Collettivi non hanno più rappresentato un fattore di protesta unitario. Anche dei grandi striscioni con l’indicazione "aula occupata" non è rimasto quasi più nulla. Il clima non è più quello effervescente e propositivo dei pomeriggi trascorsi a discutere di rivendicazioni sociali. E i pochi "attivisti" rimasti, vivono di ricordi e stentano a raccogliere proseliti. Ormai l’aula 1 non è più "ccupata" e i Collettivi si sono accontentati di una location più piccola accanto che, in realtà, è prevalentemente usata come sala studio. Per attirare l’attenzione di studenti poco interessati alle parole dei Movimenti, qualche leader ha giocato la carta del fomento: «Le giornate del 19 e 31 ottobre sono andate molto bene. Abbiamo fatto grossi passi avanti, ma la lotta deve continuare. Apriamo una nuova stagione di lotte». Parole inutili e controproducenti. Alla spicciolata, infatti, in molti hanno iniziato ad abbandonare l’aula per rifugiarsi nell’atrio, visibilmente delusi da quanto ascoltato. Ma il 16 novembre bisogna andare in Val di Susa per la manifestazione contro la Tav e il 20 poi c’è il bis a Roma. Certo, appuntamenti a cui non si può mancare perché per i Collettivi, ormai, questo è l’unico buon motivo per scendere in piazza. Agli interventi che si susseguono, non scanditi da coetanei, la memoria corre ai discorsi dell’Autonomia, della Pantera, dell’Onda. Nulla a che vedere con oggi. Le parole pronunciate durante quelle assemblee, non saranno più ascoltate in aula 1 dove ora si è tornato a fare lezione.
Dall’Onda ai No Tav: c’era una volta l’Aula 1
Ieri assemblea alla facoltà di Lettere tra studenti annoiati, immigrati e movimenti per la casa
