Roma Capitale

Lenzuolate alle finestre: «Lasciateci dormire»

«C’avete rotto», «Lasciateci dormire», «Fate silenzio». Sono solo alcuni degli striscioni che i residenti di via degli Ausoni a San Lorenzo hanno appeso a finestre e balconi stanchi della movida...

«C’avete rotto», «Lasciateci dormire», «Fate silenzio». Sono solo alcuni degli striscioni che i residenti di via degli Ausoni a San Lorenzo hanno appeso a finestre e balconi stanchi della movida sotto casa. Non sanno più cosa fare gli abitanti di questa strada lunga appena cento metri tra piazza dei Sanniti e via dei Sabelli dove ogni sera centinaia di persone bevono e urlano fino a tarda notte tra un bar, un kebabbaro, una pizzeria a taglio, un minimarket e un negozio di intimo che anch'esso, insieme agli altri esercizi commerciali, vende alcolici. «E' un inferno. Non dormiamo più» denunciano ormai da anni i cittadini. Lo striscione più grande con scritto «San Lorenzo è un’altra storia» e «Ausoni dice basta» da domenica mattina attraversa la strada del quartiere da un palazzo all'altro. E proprio «Ausoni dice basta» è il nome che i residenti hanno utilizzato per creare la pagina Facebook sulla quale testimoniare con foto e video cosa accade ogni sera a San Lorenzo. In un filmato caricato sabato scorso e accompagnato dal post «Ore 1.40: scene di ordinario delirio. Birra a fiumi, bivacchi, orde di barbari in strada» si vedono e sentono decine di ragazzi che urlano. C’è anche chi canta a squarciagola (sembra uno sfottò) «Il tempo di morire» di Lucio Battisti. Passano appena 5 minuti e nel video dell'1.45 due volanti della polizia attraversano la folla tra schiamazzi e bottiglie di vetro che si infrangono sull'asfalto. Il video suscita l'indignazione di molti residenti. «Incredibile» commenta Alessandro, mentre Maria non trova altre parole che «Vergogna». Le foto testimoniano la sporcizia e il degrado, una fra tutte quella in cui le automobili vengono utilizzate come tavolini dove poggiare decine di bottiglie di birra. I residenti non si sono mai voluti esporre per timore di ripercussioni. «La situazione sta degenerando, però» denuncia uno di loro. Non sono servite a nulla petizioni e dibattiti pubblici con le Istituzioni. Sperano di essere più fortunati lunedì prossimo quando incontreranno nuovamente il presidente del municipio II, Giuseppe Gerace, soprattutto dopo questa forma di protesta.

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