Roma Capitale

Ha vinto la paura Chiusi 8 negozi su 10

Saracinesche abbassate già all’ora di pranzo I sindacati: chi risarcisce i nostri associati?

La paura ha preso il sopravvento. Otto negozi su dieci, di quelli interessati al passaggio del corteo, sono rimasti chiusi ieri, secondo una stima della Confcommercio Roma. Chi ha aperto, pensando che fosse esagerato lo stato d'allerta, alla vista delle migliaia di manifestanti che sfilavano in un lungo cordone umano, ha abbassato velocemente le saracinesche e se ne è tornato a casa. E' accaduto su via Merulana, che si è preparata al coprifuoco già all'ora di pranzo. Altro che, come ha sostenuto qualche manifestante, «i negozi hanno fatto male a restare chiusi». Qui, al passaggio del corteo attorno alle 15 e 30, le saracinesche alzate si contavano sulle dita di una mano. Le banche in zona, con le vetrine a vista, hanno installato pannelli d'acciaio saldati tra loro. Ma anche su via Cavour e nella zona dell’Esquilino è andata in scena la chiusura delle attività commerciali. La perdita economica di una giornata di lavoro, come il sabato, è stata messa in bilancio e accettata, seppur a malincuore, rispetto al rischio di vedersi spaccare le vetrine del negozio o di trovarsi comunque in mezzo a qualche episodio di violenza. «Ho chiuso all’ora di pranzo per paura - confessa Claudio Valorani, di un bar a Largo Corrado Ricci - nonostante il notevole dispiego di forze di polizia ho temuto il ripetersi dei fatti dello scorso anno, quando al passaggio del corteo sono state addirittura incendiate alcune auto». In quella zona molte saracinesche non si sono neppure alzate ieri mattina, come gli esercizi di Angelino ai Fori e di Massenzio. «Hanno preferito restare chiusi – continua Valorani – pensando che fosse inutile l'apertura dal punto di vista degli affari e troppo rischioso rimanere aperti». Eccezione per qualche negozio a insegna cinese, anche l'Esquilino è stato privo delle sue attività commerciali, ieri. Un silenzio irreale ha accompagnato i negozianti per tutta la mattinata. Pochissime le macchine su strada, turisti e romani che passavano veloci attraverso il quartiere. Poi, al suono dei fischietti che si avvicinavano, il fuggi fuggi dei commercianti. «Sto guardando le immagini alla televisione – racconta Angela che ha chiuso il suo negozio nel primo pomeriggio - ho paura di restare bloccata al passaggio dei manifestanti e di non riuscire più a tornare a casa. E poi le assicuro che già da venerdì non è entrato nessun cliente, che senso ha restare aperti?». Surreale il clima su via Merulana dove già per il corteo Cobas di venerdì i commercianti si erano lamentati del calo degli affari. Ieri, quegli stessi commercianti, hanno preferito non rischiare e in massa hanno deciso di restarsene direttamente a casa. Come il Bar Ornelli, vicino al teatro Bracaccio. Il proprietario, raggiunto telefonicamente, ci dice di essere andato in campagna per il weekend, tale era il timore di quello che poteva accadere. Anche la gelateria a Santa Maria Maggiore ha tenuto abbassate le saracinesche per tutta la giornata. In zona, come lei, ha fatto almeno il 90% degli esercizi commerciali. Mentre la sede dell’agenzia immobiliare Gabetti, su via Merulana, è stata investita dal lancio di uova e di petardi contro le vetrine, al passaggio di alcuni manifestanti. Accanto al locale una scritta «stop agli sfratti». «Tra i commercianti è prevalsa la paura - chiusa Giuseppe Roscioli, presidente della Confcommercio Roma – legittima la protesta ma queste manifestazioni si potrebbero fare la domenica per evitare disagi e soprattutto la chiusura di centinaia di attività». «La città non può essere paralizzata a causa dei cortei – incalza Valter Giammaria, presidente della Confesercenti di Roma – a rimetterci poi sono sempre i commercianti che perdono soldi a restare chiusi, soprattutto di sabato, e nessuno li risarcirà». Ancora più duro il commento di Claudio Pica, segretario dell'Associazione Bar e Gelaterie di Roma: «Praticamente tutti i nostri associati in zona sono rimasti chiusi e hanno avuto molta paura. Ringrazio le forze dell’ordine per il lavoro che hanno fatto ma il prefetto non può autorizzare un corteo così lungo spaccando letteralmente in due la città e creando disagi a cittadini, turisti e commercianti. Una città di due milioni di abitanti oggi è rimasta ostaggio di 30 mila manifestanti».

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