Aria di sfida a Palazzo Senatorio, dove la maggioranza di centrosinistra ha battuto il record di inattività o di scarsa attività a dir si voglia sia per quanto riguarda la giunta (che ha varato solo 76 delibere di cui la maggior parte per le assunzioni di rito) sia per l’Assemblea capitolina, che ha all’attivo solo dieci sedute e una delibera di una piccola cessione immobiliare. Un dilemma che va ben oltre i buoni intendimenti di chi anche nell’ultima capogruppo di lunedì cerca, non senza imbarazzo, di superare l’impasse. A poco è servito infatti il tentativo del capogruppo Pd, Francesco D’Ausilio, di proporre di portare in Aula le due delibere di giunta sul nuovo modello di governance delle aziende capitoline. Una mossa azzardata, considerato che proprio su quelle delibere, allo studio della commissione Bilancio, non solo ci sono emendamenti dell’opposizione ma la stessa maggioranza ha messo un freno. Circostanza, questa, che deve aver infastidito il governo capitolino che di fatto non riesce a produrre altre delibere da portare in Aula. Un braccio di ferro che potrebbe tuttavia sfociare in una crisi senza ritorno, soprattutto in vista di una manovra di Bilancio che rischia, anche qui, di creare un muro invalicabile tra falchi e colombe. Non è un caso infatti che ieri il presidente della commissione Bilancio, Alfredo Ferrari, sempre schivo alle polemiche, in una lunga nota parla proprio delle due delibere sulla gestione delle aziende. «I provvedimenti stilati dalla Giunta inerenti alla governance rappresentano un tassello importante per la programmazione economica e di sviluppo della città. Con le delibere in oggetto ci stiamo occupando di lavoratori, servizi per i cittadini, trasparenza ed efficientamento della spesa. All'Assemblea capitolina è molto chiaro, come credo sia altrettanto chiaro alla Giunta - sottolinea Ferrari - che attorno alla modifica dello statuto delle aziende partecipate, la norma statale è in continua evoluzione. I dubbi sollevati dai livelli nazionali sui modelli di governante da adottare negli enti locali, è evidente, dimostrano non solo la complessità della cosa, ma la necessità di prendersi il tempo necessario per trovare la giusta soluzione. La fretta, infatti, partorirebbe solo un contenitore vuoto, come già successo con l’idea della holding targata Alemanno. Non credo che la Giunta abbia fretta di liquidare l’argomento con una sola seduta d’aula; soprattutto, non credo voglia farlo per carenza di proposte. Sono certo di poter parlare anche a nome degli altri colleghi presidenti: ci siamo impegnati affinché, sin dall’inizio del mandato, ogni commissione fosse il supporto e l’interfaccia concreto per i cittadini. Come esponente della maggioranza - conclude Ferrari - so che con il sindaco Marino, Roma ha l’opportunità di tornare ad essere davvero Capitale: disperdere questo patrimonio per incomprensioni facilmente superabili è qualcosa che né la città né i cittadini meritano». Calma e gesso dunque. Il rapporto politico tra sindaco e consiglieri andrebbe di fatto azzerato, con un passo indietro. Le due delibere che disegnano la governance delle municipalizzate risalgono alla prima effettiva riunione di giunta, ai primi di luglio. Senza un confronto con i gruppi, impegnati ancora nella scelta dei rispettivi presidenti e nella composizione delle commissioni. La "sorpresa" Atac poi, con uno spoil system non solo deciso in solitaria da sindaco e assessore ma che da un punto di vista politico è di fatto un boomerang micidiale, ha fatto il resto. Il tutto con due vicende di mezzo: Farmacap e l’Agenzia per le Tossicodipendenze. La prima è diventata ormai esplosiva. Un’audizione dei sindacati ieri in commissione Politiche sociali rischiava di finire in rissa. Il buco di bilancio si aggirerebbe ormai a milioni di euro. La strada da percorrere più logica sarebbe quella di tornare al core business di Farmacap, ovvero gestire le farmacie comunali, abbandonando ad esempio gli asili nido. Ma i sindacati ovviamente sono contrari. La memoria di giunta approvata ieri invece segna la chiusura dell’Agenzia per le Tossicodipendenze. Anche in questo caso si apre un capitolo sulla gestione dei servizi, che tornerebbe alle varie (e solite) cooperative. Qui servono soluzioni rapide in coerenza con una linea politica univoca e compatta. Il passo indietro a un certo punto sarà d’obbligo.
Il nodo della holding dietro la paralisi politica
L’Assemblea capitolina «pretende» di dare l’indirizzo politico