Tutti i nodi vengono al pettine e adesso che l’ufficio scolastico regionale e gli ambiti territoriali provinciali del Lazio in questi giorni stanno scoppiando e lavorando a ritmi frenetici per fare nomine e coprire tutte le cattedre vacanti si capisce pure perché. «Attualmente stanno completando i ruoli dell’infanzia e delle primarie - spiega Maria Rita De Santis, segretario regionale dello Snals - e probabilmente non si riuscirà a completare tutto per il 2 settembre e cioè alla data di apertura delle attività per il collegio docenti. Ma sicuramente sarà a buon punto l’11 quando rientreranno i ragazzi in classe. È pur vero che qualche problema come tutti gli anni ci sarà lo stesso, ad esempio per le attribuzioni degli spezzoni orari inferiori alle sei ore, per le ore restitutite ma a questo ci penseranno i dirigenti consultando le graduatorie». Intanto però l’allarme c’è e cioè che rischiamo di iniziare l'anno scolastico senza parecchi supplenti in cattedra. Per questo gli studenti si preparano a manifestare il proprio dissenso nei confronti del governo accusato di «non dare le risposte adeguate alle esigenze della scuola» scendendo in piazza l’11 ottobre. Dice De Santis: «La questione era venuta a galla già nel maggio scorso quando in Regione fu istituito il tavolo di consultazione con le parti sociai e i vari rappresentati dell’ufficio scolastico regionale e associazioni dei genitori ecc. per decidere le date di inizio e fine scuola, in pratica il cosiddetto calendario scolastico. Considerato che c’era in piedi anche il concorso per docenti del ministro Profumo noi dei sindacati avevamo indicato il 16 settembre (scelta nella rosa delle tre opzioni proposte dalla Regione) come data ottimale. Sono stati i genitori spalleggiati dalla Cgil a insistere per l’11 perché a settembre le famiglie in cui entrambi i genitori lavorano non sanno più dove mettere i figli. È inutile girarci intorno: la popolazione scolastica del Lazio corrisponde al 10% di quella italiana. Non si può fare paragoni con altre regioni più piccole come l’Abruzzo. Inevitabili i ritardi considerato anche che quest’anno bisogna pescare in tre graduatorie differenti». Poi ci sono le immissioni in ruolo, quasi undicimila volute dal governo? «In generale gli adempimenti di inzio anno sono complessi, ci sono diverse componenti in ballo. Quest’anno poi ha remato contro anche il Ministero dell’Economia che ha dato l’ok alle nuove assunzioni anziché agli inizi di agosto com’era previsto, addirittura a fine mese. Il ritardo del Ministero dell’Economia è stato determinante. Di fatto ha bloccato delle nomine». Anche il concorso Profumo ha rallentato i tempi? «Molte fasi del concorso non sono state espletate - prosegue De Santis - Questo anche perché ci sono stati problemi nella costituzione delle commissioni d’esame perché i commissari, tra l’altro pagati pochissimo e neanche rimborsati delle spese di viaggio , non potevano essere esonerati dal lavoro. I vincitori del concorso Profumo non potranno essere immessi in ruolo perché il ministero ha invitato a assumere quelli che hanno vinto il concorso purché fossero state pubblicate entro il 31 agosto le graduatorie». Insomma un bel pastrocchio all’italiana che porterà inevitabilmente ad avere cattedre scoperte magari più di una all’interno di una stessa classe e costringerà i dirigenti a tamponare la situazione con il solito balletto di supplenti? «Ecco perché sarebbe stato più giusto far iniziare l’anno scolastico il 16 proprio in previsione di questi inconvenienti. È pur vero che la scuola italiana sopperisce alla carenza di una rete di servizi alternativi e integrativi che in nome della sussidarietà prevista dalla legge Bassanini sull’autonomia avrebbe dovuto decollare e invece non è avvenuto. Così è sempre il personale scolastico a compensare il vuoto».
«La scuola doveva partire il 16»
Ritardi e nuovi concorsi: il Lazio indietro nelle nomine delle cattedre
