Roma Capitale

Soffocati dagli ambulanti abusivi La serrata dei negozi: o noi o loro

Serrande abbassate per chiedere al sindaco più controlli e regole certe

«Chiusi per protesta». Alla serrata generale organizzata contro l’invasione di venditori abusivi e ambulanti ieri mattina hanno aderito la maggior parte degli artigiani e commercianti storici di Trastevere, uno dei rioni più suggestivi di Roma che però, specie nelle ore serali, «diventa un grandissimo suk senza regole e controlli». La chiusura non è stata solo simbolica: come anticipa già Tiziana dal negozio di abbigliamento Shekina di via del Moro: «siamo pronti a tenere le saracinesche abbassate anche domani e chiedere un risarcimento al Comune, qui non si lavora più». Ciò che i commercianti denunciano non riguarda solo i risvolti indecorosi che l’arrivo di decine di abusivi comporta, ma soprattutto la concorrenza sleale, e dunque il danno economico. «La situazione, soprattutto negli ultimi tre mesi, è precipitata – spiega sempre da via del Moro Marianna Perugina – con perdite di oltre il 40%, le pashmine ormai non le vendiamo più, ed è anche un problema di sicurezza perché coi banchi si piazzano ovunque rendendo difficile il transito». L’sos è rivolto al neosindaco Ignazio Marino: «regole certe e più controlli o non riusciremo a sopravvivere». Erano circa una quarantina - nei fatti i negozi storici dei romani che ancora caratterizzano i vicoli del quartiere - i titolari che hanno aderito alla protesta, tra lo stupore e le domande dei turisti, che li interpellavano su cosa stesse succedendo. Molti in via della Lungaretta. «L’altra sera per disperazione ho chiuso alle 18 - spiega Roberto Zuliani, che qui gestisce una profumeria da 18 anni - già si vende poco. Nel mio caso c’è un giocoliere che si esibisce davanti alle vetrine. Se chiedi di spostarsi e ti rispondono male, Porta Portese è diventata molto meglio». D’accordo anche l’attività di fronte che tratta pellami e accessori. «Espongo articoli da 200 euro e mi ritrovo con lo straniero davanti al mio ingresso che vende sciarpe a 5 - racconta Michela Fabrizi - io pago tasse, luce e tutto il resto, loro nulla, come ci tuteliamo?». Poi c’è l’aspetto del decoro, e i disagi frequenti. «Usano cabine e sportelli Enel e Acea come fossero il loro magazzino – continua Michela – sa quante volte siamo rimasti senza linea del telefono?». Situazione difficile anche per i residenti: «Mettono i cartoni con la merce davanti all’ingresso - motiva Giovanni Lobina - fino alle due di notte è uno schiamazzo continuo». Chiusura in blocco anche in via della Scala: Astratto, la sartoria Scala Quattordici, Mille Donne, Il pallino di Vallì, i tessitori di gioielli Nicotra. Proseguendo, a vicolo del Cinque, c’è il laboratorio di produzione artigianale di Anna Retico, a Trastevere da vent’anni, che ha esposto le sue creazioni anche al MoMa di New York: «Ogni sera è una litigata per allontanare le bancarelle: ho avuto un calo di incassi almeno del 60%, vendono anche loro bigiotteria ma a 5 euro, i miei prodotti sono ben diversi». Il problema, infatti, è anche la categoria merceologica. In strada si trova di tutto, sciarpe occhiali abbigliamento e souvenir. In alcuni casi il "conflitto" è maggiore: «L’argento che vendo io è vero, il loro non credo – dice Deborah Cecchini dal negozio di bigiotteria Giokeb - compiono tre reati: evadono l’occupazione di suolo pubblico, vendono merce contraffatta e non fanno scontrini». Si arriva così all’altro nodo, i controlli. «I vigili si vedono troppo poco, e comunque quando arrivano dicono che non possono fare nulla, che non hanno gli strumenti per allontanarli», conclude Carlo Cecchini, papà di un altro negoziante. Il comitato Vivere Trastevere, che sostiene la protesta, chiede aiuto a Marino: «più controlli di vigili che conoscano la materia e allontanamento degli abusivi - sintetizza le possibili iniziative Dina Nascetti - una delibera di giunta che regoli gli itineranti e una piazza da scegliere insieme al Comune da destinare a coloro che praticano arti e mestieri. È anche un dovere di noi residenti tutelare gli ultimi negozi storici rimasti».

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