Roma Capitale

Stereotipi difficili da sfatare

I luoghi comuni sono difficili da sfatare. E i risultati dello studio-sondaggio che pubblichiamo nelle pagine interne appaiono, di conseguenza, duri da accettare. La donna, il «sesso debole», il didascalico «angelo del focolare» può diventare una ricattatrice, può essere minacciosa, prepotente, persino manesca. In una parola: violenta. Senza togliere nulla alla storia e sottolineando che la maggior parte degli episodi di violenza vede ancora l’uomo come carnefice e la donna come vittima, non si può non riconoscere il cambiamento avvenuto nei rapporti intersessuali. A fronte di donne più emancipate, libere e orgogliosamente indipendenti ci sono uomini più insicuri, disorientati, in crisi d’identità. Certo, il maschio soffre questa rivoluzione anche perché vede vacillare un predominio consolidato nei secoli. E a volte si «ribella» alla realtà alzando le mani. Ma anche le «dolci compagne», mogli o conviventi spesso non sono da meno e imitano, purtroppo, un modello squisitamente maschile. Oltre a percosse vere e proprie, tirate di capelli e graffi, però, utilizzano l’arma più sottile della violenza psicologica. Ricatti, derisioni, paragoni irridenti, umiliazioni, minacce di separazione, figli usati come merce di scambio sono tutti strumenti di pressione e coercizione non meno brutali e traumatizzanti di uno schiaffo. E, non per giustificare i maltrattamenti fisici, i loro effetti sono ben più devastanti. Per evitare di subirli, per comprendere che cosa sta accadendo nella nostra società e, soprattutto, nella testa delle nostre amate partner è necessario tenere conto anche del comportamento di noi maschi, cioè di quello che pretendiamo da una donna. Se vogliamo un angelo non possiamo tarpare le sue ali, se vogliamo una donna sexy non possiamo evitare che lo sia con tutti. Il problema è nostro. Non suo. «La donna è il risultato della frusta», scrisse il sociologo Theodor Adorno nel suo libro «Minima moralia». E quella frusta, finora, l’abbiamo sempre impugnata noi.

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