Credo in Dio ma non nei preti. Un modo di pensare ormai molto diffuso in Italia e più in generale in quell’Occidente opulento che vive la fede con un senso di stanchezza, di routine. Un atteggiamento che spesso nasconde motivazioni diverse, più sottili: siccome quello che dicono i preti, cioè la Chiesa, non mi piace, non mi fa comodo, non mi è utile, preferisco «aggirare» l’ostacolo con una specie di fede «fatta in casa». In altre parole, una sorta di «Vangelo secondo... me». Papa Francesco è ben consapevole di quanto sia diffusa questa mentalità. Forse anche per questo motivo nell’udienza generale di ieri ha voluto iniziare una catechesi sulla Chiesa, basandosi sui testi del Concilio e riprendendo l’insegnamento di Benedetto XVI. Per farlo, ha preso spunto da una delle parabole più conosciute (e amate), quella del figliol prodigo «o meglio, del padre misericordioso». «Qual è - si chiede il Pontefice - il progetto di Dio», di questo Dio misericordioso? «È fare di tutti noi un’unica famiglia dei suoi figli, in cui ciascuno lo senta vicino e si senta amato da Lui, come nella parabola evangelica, senta il calore di essere famiglia di Dio. In questo grande disegno trova la sua radice la Chiesa, che non è un'organizzazione nata da un accordo di alcune persone, ma - come ci ha ricordato tante volte il Papa Benedetto XVI - è opera di Dio, nasce proprio da questo disegno di amore che si realizza progressivamente nella storia. La Chiesa nasce dal desiderio di Dio di chiamare tutti gli uomini alla comunione con Lui, alla sua amicizia, anzi a partecipare come suoi figli della sua stessa vita divina». La Chiesa, ricorda il Papa, «nasce dal gesto supremo di amore della Croce, dal costato aperto di Gesù da cui escono sangue ed acqua, simbolo dei Sacramenti dell'Eucaristia e del Battesimo. È famiglia in cui si ama e si è amati. Ancora oggi qualcuno dice: "Cristo sì, la Chiesa no". Come quelli che dicono "io credo in Dio ma non nei preti". Ma è proprio la Chiesa che ci porta Cristo e che ci porta a Dio; la Chiesa è la grande famiglia dei figli di Dio. Certo ha anche aspetti umani; in coloro che la compongono, Pastori e fedeli, ci sono difetti, imperfezioni, peccati, anche il Papa li ha e ne ha tanti, ma il bello è che quando noi ci accorgiamo di essere peccatori, troviamo la misericordia di Dio, il quale sempre perdona. Non dimenticatelo: Dio sempre perdona e ci riceve nel suo amore di perdono e di misericordia». Nonostante la pioggia, il Papa ha voluto attraversare piazza San Pietro senza alcun riparo, in mezzo a migliaia di ombrelli colorati. Quando è arrivato sul sagrato, si è asciugato il volto e poi si è rivolto ai fedeli (circa 90.000) complimentandosi «per il vostro coraggio sotto la pioggia, bravi, eh». Francesco si è anche rivolto ai giovani: «Non abbiate paura di essere genitori» e ha poi dato appuntamento alla celebrazione del Corpus Domini in programma questa sera a S. Giovanni a partire dalle 19. E di Chiesa aveva parlato il Papa anche durante l’omelia a S. Marta: «Il trionfalismo nella Chiesa - ha detto - ferma la Chiesa. Il trionfalismo di noi cristiani ferma i cristiani». Invece la Chiesa deve avere la «regola del fallimento della Croce». E, come riporta l’Osservatore Romano, ha raccontato un episodio della sua vita: «Ero in un momento buio della mia vita spirituale, e chiedevo una grazia dal Signore. Sono andato a predicare gli esercizi dalle suore e l'ultimo giorno si sono confessate. È venuta a confessarsi una suora anziana, più di ottant'anni, ma con gli occhi chiari, proprio luminosi. Era una donna di Dio. Poi alla fine l'ho vista tanto donna di Dio che le ho detto: "Suora, come penitenza preghi per me, perché ho bisogno di una grazia, eh? Se lei la chiede al Signore, me la darà sicuro". Lei si è fermata un attimo, come se pregasse, e mi ha detto questo: "Sicuro che il Signore le darà la grazia ma, non si sbagli: con il suo modo divino". Questo mi ha fatto tanto bene: sentire che il Signore ci dà sempre quello che chiediamo ma lo fa con il suo modo divino».
«Anche il Papa ha difetti e peccati»
Ai giovani l’invito a non avere paura di mettere al mondo figli
