«Al mio segnale, scatenate l’inferno!». Correva l’anno 180 d.C e il generale Massimo Decimo Meridio, al servizio dell'imperatore Marco Aurelio, scatenava con queste parole i suoi pretoriani contro i barbari, nelle foreste della Marcomannia, a nord del Danubio. Così almeno ha raccontato (con buona approssimazione al vero) il regista Ridley Scott, nel film "Il gladiatore". Ecco, io vorrei che il sindaco Gianni Alemanno, si astenesse dal pronunciare anche lui questa fatidica frase, davanti alle file di ruspisti che si apprestano a scavare una voragine di 50 metri ai piedi del Colosseo. Vorrei che non scatenasse nessun inferno, perché tale rischierebbe di diventare per ben sette anni la zona dell’Anfiteatro Flavio, se venisse aperto il cantiere per la costruzione della Metro C ai Fori Imperiali. Già se ne percepisce la gravità, osservando il caos creato circa un mese fa dall’inaugurazione della segnaletica. Il progetto della Metro C al Colosseo, è una proposta che risale alla giunta Rutelli, un progetto al quale Alemanno potrebbe rinunciare, soprattutto dati i rischi che comporta, non ultimi quelli di carattere finanziario. I costi infatti sono lievitati da 1.925 milioni di euro iniziali a una prospettiva di circa 4 miliardi. Inoltre si tratta di un progetto basato su una tecnologia ormai superata, con grandi convogli che fanno vibrare il terreno tutt’attorno. Siamo anche noi per pedonalizzare la zona, ma non a costo di incidere, di assestare una coltellata nel tessuto archeologico della città. Il Colosseo è l’emblema di Roma, il monumento più visitato: sono sei i milioni di turisti che ogni anno si aggirano nei 19 mila metri quadrati dell’Anfiteatro, ammirando i quattro ordini di archi, sorretti da semicolonne doriche, ioniche e corinzie. E sono tanti i rischi e le aggressioni naturali che il Colosseo ha subito nel corso dei secoli. E adesso vogliamo mettere a rischio la stabilità di un monumento-simbolo, che tutto il mondo ci invidia, scavando una voragine più profonda della sua altezza? Lo stesso Alemanno, nel libro Charta minuta, in vista della sua rielezione, ha affermato di voler operare un profondo cambiamento nel settore della mobilità e di voler potenziare il traffico di superficie, senza farsi drenare tutte le risorse dalle metropolitane. Durante i cinque anni del suo mandato, Alemanno ha avuto il coraggio di fermare progetti rischiosi, giudicati costosi e inutili, salvando il Pincio dal gigantesco parking iniziato dalla giunta Veltroni; evitando la distruzione dei platani di via di Ripetta, che la costruzione del sottopasso all’Ara Pacis avrebbe inevitabilmente provocato. Quella volta non fu facile convincerlo, ma dopo un mio forte intervento, Alemanno raccontò di essere andato una sera a sedere tutto solo sul muretto di via di Ripetta a riflettere e a immaginare cosa sarebbe stato aprire un grande buco e tagliare i platani del lungotevere. Così, nonostante tutte le pressioni e i vari interessi affaristici che si addensavano intorno al progetto, quella volta ebbe la forza di fare un passo indietro. A suo merito ascrivo anche l’attenzione alla toponomastica di Villa Borghese e la tutela del patrimonio botanico, grazie allo spostamento del concorso ippico di Piazza di Siena. Insomma, sono state tante le occasioni in cui il sindaco ha accolto i nostri suggerimenti. Certo non sono state tutte rose e fiori, il mio non è un atteggiamento acritico. Ad esempio trovo piuttosto raccapricciante l’idea recentemente balenata della ricostruzione in periferia di una Roma antica in forma ludica, di intrattenimento, qualcosa che fa pensare al Ceasar’s Palace di Las Vegas. E disapprovo l’atteggiamento di Alemanno contro quella che lui definisce "la cultura del No". Vorrei che capisse che non si tratta di ostruzionismo selvaggio: spesso i "no" sono necessari, anche se dolorosi, e stanno semplicemente a salvaguardia del nostro patrimonio, che non va sperperato o sfruttato, ma soprattutto conservato. Nonostante queste luci e ombre, oggi sento tuttavia il bisogno di offrire il mio sostegno alla candidatura di Gianni Alemanno. Sono convinto che sia opportuno che alla guida del comune di Roma resti la sua mano esperta, preferibile, a mio parere, all’inesperienza di altri candidati. La mia scelta tuttavia è dettata soprattutto dalla difficile situazione in cui si trova oggi il Governo e dalla mia ferma volontà di denunciare quello che ritengo un vero e proprio omicidio mediatico, un character assassination, una caccia all’uomo Berlusconi, con inevitabili ripercussioni sulle elezioni romane, dato che sul simbolo elettorale di Alemanno si legge esplicitamente: «Berlusconi per Alemanno». Gli effetti di questo clima persecutorio, che ritengo intollerabile e pericoloso, si sono già visti il 28 aprile, con la prova di omicidio in piazza Colonna, davanti a palazzo Chigi. *Italia Nostra
Ripa di Meana sceglie Gianni
Il sostegno del presidente di Italia Nostra
