Roma Capitale

Alemanno ter

La conferenza stampa per la presentazione della terza giunta Alemanno è stata indetta per domani alle 12. Una nota del Campidoglio scandisce così i tempi di una crisi politica breve nella forma ma non nella sostanza. Ieri il sindaco ha avuto una serie di «faccia a faccia» con i protagonisti di una vicenda, quella della sentenza del Tar che ha azzerato l'esecutivo della Capitale per il mancato rispetto delle quote rosa, destinata a fare storia. Nonostante le parole del primo cittadino di venerdì: «Non è Cutrufo la vittima sacrificale», le ultime indiscrezioni indicherebbero, al contrario, come uscente proprio il vicesindaco. Una decisione tuttavia da far digerire al Pdl. Alemanno infatti avrebbe ribadito la scelta di congedare dalla giunta uno degli assessori con il doppio incarico, ovvero Cutrufo o Antoniozzi. Una missione non semplice. Il partito infatti ha già «sacrificato» l'assessorato della rampelliana Marsilio per fare posto a Gianluigi De Palo, quello dell'ex Fi De Lillo per Marco Visconti e quello dell'ex An Leo per Lamanda. Tutti e tre i nuovi entrati sono in quota Alemanno, così come Rosella Sensi. In soldoni, il partito ha già dato molto. E l'uscita di uno dei «big» (o di entrambi - Cutrufo e Antoniozzi - suggerisce qualcuno, se non altro per equità) non solo renderebbe la giunta più debole e incrinerebbe il delicato equilibrio, reso precario anche dalle agognate nomine regionali, ma rischia di colpire duramente anche l'immagine non solo di Alemanno ma della Capitale già, a dire il vero, un po' provata. Ecco allora che se il partito sinora si è «sacrificato» per dare al primo cittadino tutte le migliori chance per governare bene una delle metropoli più complesse al mondo, dall'altra è anche vero che dovrebbe e potrebbe fare molto di più. Anzi soltanto una cosa: portare a temine quella riforma di Roma Capitale che consente l'allargamento a 15 della giunta e mantiene a 60 i consiglieri. E non si tratta più di un vezzo politico ma di passare dalle parole ai fatti. Soltanto così lo stesso Alemanno non avrà più alibi (e lacci) per decidere autonomamente la sua squadra senza, per questo, rimanere solo al comando.

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