«Voglio che mio figlio non riceva alcun tipo di condizionamento religioso. Avrei protestato anche se ad insegnare fosse arrivato un ebreo o un musulmano». Patrizia Angiari, trentaseienne attivista Sdl (Sindacato autonomi di sinistra) è la mamma che si è fatta portavoce del malcontento di alcuni genitori contrari all'insegnamento dell'italiano da parte di una suora alla scuola elementare Piaget di via Suverato. Poco importa che suor Annalisa Falasca, questo il nome della neomaestra, abbia i titoli in regola per essere dov'è, poco importa che sia stata immediatamente accolta con entusiasmo dai bambini e che abbia rinunciato ad indossare il crocifisso: un istituto pubblico, dice, «deve essere necessariamente laico». «Giuridicamente la questione non esiste», spiega il costituzionalista Michele Ainis, «se il presupposto da cui partono i genitori è che i maestri debbano avere la testa sgombra da pregiudizi, allora non dovrebbe insegnare nemmeno chi è stato iscritto al Pci o all'Msi». Ciò che conta «è la serenità dell'insegnamento, che non è garantita nemmeno da un laicissimo abito di sartoria». Del resto, fa notare Stelio Mangiameli, docente di Diritto Costituzionale all'Università di Teramo, «se un religioso può essere eletto in Parlamento, o essere titolare di una cattedra universitaria, perché mai non dovrebbe poter insegnare in una scuola pubblica elementare? L'articolo 3 della Costituzione vieta espressamente la discriminazione per motivi di religione». Un eventuale ricorso al Tar, annunciato ieri dai genitori laici nel pieno della polemica, quindi, «si concluderebbe con ogni probabilità in favore della maestra-suora per palese contrasto col principio della libertà di accesso alle cariche pubbliche». Diverso sarebbe, ovviamente, «se suor Annalisa Falasca dovesse discostarsi dai criteri di insegnamento imposti dal Ministero». «Eccesso di laicismo», concludono entrambi. Dalla scuola, intanto, lasciano intendere che i genitori realmente interessati all'abito di suor Annalisa sono in netta minoranza rispetto agli «indifferenti». «Ribadisco di non aver nulla da ridire sulla persona - sottolinea la Angiari - ma da oggi esigo garanzie sull'approccio laico dell'insegnamento». Sarà attenta a scorgere nel bambino ogni traccia di cattolicesimo, dice, ne valuterà attentamente il comportamento nel corso dell'anno scolastico: non potendo pretendere l'allontanamento della maestra, infatti, l'unica possibilità è affidarsi alle reazioni del figlio. Il segno della croce prima di mangiare, per esempio, «sarebbe un atto gravissimo». Ben più grave, forse, dell'indottrinamento yoga che aveva ricevuto dalla precedente maestra, che usava far recitare dei mantra ai bimbi distesi in cerchio. «Io rispetto tutte le religioni - chiude - ma voglio che mio figlio sia ateo».
"È suora, non può insegnare italiano"
