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Donzelli (FdI): "Alcuni inviati di Report guadagnano dieci volte un agente. E poi querelano pure Il Tempo"

Edoardo Sirignano
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«Non è mia competenza valutare gli stipendi dei collaboratori di Report, ma colpisce che alcuni giornalisti guadagnino più del Capo dello Stato o dieci volte un poliziotto». A dirlo Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia.

Cosa la sorprende di più di tutta questa vicenda?

«La reazione della redazione dopo lo scoop de Il Tempo. Dopo l’attentato al conduttore, seppure si faceva credere che quella bomba fosse responsabilità al governo, chiedevano, come un mantra, a FdI di ritirare ogni querela perché attacco alla libertà di stampa. Adesso, invece, ricorrono alle vie legali per un’inchiesta che ha come unico scopo la trasparenza. Se non è questo doppiopesismo».

Non è la prima volta, d’altronde, che si pubblicano compensi di cronisti Rai o meglio di dipendenti dello Stato, vedi la storia della sorella del ministro Giuli…

«L’accanimento senza prove e la scorrettezza fanno parte del metodo Ranucci. È sotto gli occhi di tutti. Non dimenticherò mai quando hanno fatto intendere che a essere il mandante dell’esplosione davanti alla villa del conduttore fosse l’onorevole Gimmi Cangiano o, peggio, quando sono state realizzate intere trasmissioni sulla famiglia Meloni per lasciare intendere chissà cosa. Hanno sempre utilizzato quel format come strumento di attacco, senza badare troppo alla privacy, alla conseguenza di quei servizi sulla vita delle persone. Poi improvvisamente, siccome qualcuno svela il loro stipendio, riscoprono la parola riservatezza».

Come giudica la reazione del M5S che difende tutto ciò e del Pd che, invece, tace?

«I pentastellati si comportano come i giornalisti di Ranucci. Sono i primi ad accusare tutti, a fare moralisti con gli altri, ma se si nomina Scarpinato o si mette in discussione la gestione pandemica da parte di Conte, nascondono la verità e cercano, a ogni costo, di tenere quell’opacità, a cui tutti dovrebbero opporsi».


Aumentano, intanto, gli italiani che si chiedano come, con i loro soldi, possano essere realizzati lavori tesi a denigrare qualcuno…

«Ce lo chiediamo tutti. È evidente, però, come il sondaggio portato avanti da Lavitola faccia intendere come il vero piano di Ranucci sia quello di utilizzare la trasmissione Rai per entrare in politica e sostituirsi a Giorgia Meloni. Altro che operazioni verità, qualcuno ha utilizzato il sistema pubblico per un interesse politico, anzi personale. E ciò è gravissimo, considerando che parliamo di soldi dei cittadini».

A sinistra, però, dicono che dietro a queste accuse ci sia una strategia del centrodestra per far chiudere Report. Ha mai avuto quest’obiettivo?

«Non mi sono mai occupato di palinsesti, ma, da uomo delle istituzioni, mi chiedo se una trasmissione così importante possa essere ancora “credibile” se condotta da Ranucci. È più importante preservare questo programma o il destino di un singolo professionista? La domanda dovrebbero farsela gli stessi redattori di Report. Parliamo di chi, negli ultimi giorni, ha perso, e non poco, in termini di reputazione».

Si riferisce al solo caso Lavitola?

«Non solo! Ranucci, nella sua autobiografia, ad esempio, racconta, anche in modo poco rispettoso, le sue conquiste sentimentali e le sue attività sessuali con le stagiste di Report, vantandosene in convegni pubblici. Tra l’altro una di queste, come racconta il testo, sarebbe morta scappando, turbata dal comportamento di lui. Se tutto ciò fosse vero, trattandosi di questioni che offendono la sensibilità di tutte le donne, dunque, mi chiedo dove siano finite quelle femministe di sinistra che, per molto meno, s’indignavano. Mi chiedo perché restino in silenzio. Forse è lo stesso silenzio del campo largo sul caso Lavitola?».
 

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