Israele, governo Meloni in prima linea per la pace: il tentativo di mediazione
Ieri sera il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha partecipato a un vertice del gruppo Quint composto da Stati Uniti, Italia, Francia, Germania e Regno Unito. Nel corso della riunione Meloni, il presidente americano Joe Biden, quello francese Emmanuel Macron, il cancelliere Olaf Scholz e il premier britannico Rishi Sunak hanno fatto il punto sulla situazione in Medioriente, muovendosi su due direttrici: la conferma del pieno sostegno ad Israele di fronte all’attacco subito, e lo sforzo congiunto per fermare al più presto la violenza. Sempre nella giornata di ieri Meloni ha avuto una conversazione telefonica con il primo ministro della Repubblica libanese, Najib Mikati. Nel corso della telefonata Meloni ha riaffermato «la volontà dell’Italia di continuare a contribuire alla sicurezza e alla stabilità del Libano in questo delicato frangente». I due leader hanno affrontato gli ultimi sviluppi nella regione, con particolare riferimento al conflitto in corso in Israele. Il presidente del Consiglio ha auspicato un rapido decremento del conflitto, evitando un allargamento che avrebbe conseguenze incalcolabili per tutta l’area. Il colloquio ha rappresentato anche l’occasione per discutere dell’emergenza migratoria e della questione dei rifugiati siriani in Libano.
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Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, infatti, ha ricordato che «ci sono oltre mille italiani sotto la bandiera delle Nazioni Unite» nella forza di interposizione dell’Unifil tra Israele e Libano che sono «portatori di pace». Si tratta di «una situazione in totale evoluzione» e «al momento c’è qualche preoccupazione, ma non ci sono segnali di attacchi di massa come quelli lanciati da Hamas da Gaza». Occorre comunque «tenere sotto controllo i rischi presenti» e «lavorare per disinnescare le micce». Poi ha aggiunto: «Non bisogna sottovalutare nulla in questo momento» e «bisogna lavorare con la diplomazia». Sempre Tajani ieri ha telefonato al titolare degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, Sheikh Abdullah bin Zayed bin Sultan Al Nahyan. «L’Italia sta lavorando con i principali partner internazionali e con gli attori più importanti a livello regionale per giungere a una rapida de-escalation», ha sottolineato il vicepremier. «Abbiamo ribadito la condanna dell’atroce attacco di Hamas contro Israele ma vogliamo scongiurare un ulteriore allargamento del conflitto, con il coinvolgimento di altri attori come il Libano, dove il nostro Paese è impegnato da anni con militari per garantire la pace», ha aggiunto. Nel corso del colloquio con il Ministro emiratino, Tajani ha espresso apprezzamento per gli appelli alla moderazione di quelle «utorità che hanno esortato Hamas a cessare le ostilità. «Hamas vuole impedire il riavvicinamento di Israele con i Paesi arabi, bloccando le prospettive di pace in Medio Oriente: i Paesi del Golfo possono svolgere un ruolo molto importante a favore della pace, anche per salvaguardare la positiva dinamica degli ultimi mesi», ha commentato il Vicepremier. Tajani si è anche confrontato sull’attuale condizione dei cristiani in Terra Santa con il Cardinale Pizzaballa, che ha fornito un aggiornamento sulla situazione nella città di Gerusalemme.
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Sempre Tajani ha confermato che domani andrà in Egitto dove incontrerà al Sisi. «Ho chiesto all’Egitto di adoperarsi con Hamas e i palestinesi per un corriodio umanitario per liberare gli ostaggi israeliani a Gaza, soprattutto le donne, i bambini e gli anziani che sono innocenti». L’Italia, ha aggiunto, sosterrà «tutte le iniziative di pace. L’Egitto è un grande Paese, molto importante nel mondo arabo, e può svolgere un’azione positiva». Il titolare della Farnesina riferirà oggi alle 13 alla Camera e alle 17 in Senato. I partiti stanno lavorando a una mozione bipartisan che riesca ad avere il sì di tutte le forze politiche con l’obiettivo di discuterla e votarla oggi stesso in aula. Interlocuzioni anche per il presidente del Senato Ignazio La Russa che ieri ha parlato con «il presidente della Knesset Ohana a testimonianza della nostra vicinanza, delle istituzioni e delle forze politiche. A me dispiace che vi sia qualche sacca di resistenza a un concetto molto facile: Israele deve essere tutelato nella sua integrità, indipendenza e libertà di esistere».
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