Dalla Libia all’Etiopia, passando per l’Algeria. È la rotta tracciata dal Premier Giorgia Meloni per lavorare sull’immigrazione che arriva dall’Africa. I primi passi di quel Piano Mattei che il governo intende sviluppare per tentare di gestire, e in parte regolarizzare, l’enorme massa di migranti che spinge per entrare in Europa. Tema complesso se si pensa che in base alle stime dell’African migration trends to watch 2022, sulla base dei dati raccolti nel World migration report, circa 21 milioni di africani risiedono in un altro paese del Continente. Mentre 11 milioni sono arrivati in Europa e 5 in Medio Oriente. Il flusso che si muove dentro l’Africa e da questa verso Europa e Medio Oriente, dunque, è imponente. Libia, Tunisia, Algeria, Etiopia e altri, sono paesi di partenze ma soprattutto di transito all’interno dei quali confluiscono enormi masse di persone che, a seconda del caso e delle esigenze, intraprendono una diversa rotta (quasi sempre clandestinamente) che li porta fuori dal Continente. E sempre più spesso, i Paesi di transito non hanno la capacità di contenere questi flussi per mancanza di strumenti, instabilità politica e crisi economica.
La campagna d'Africa di Meloni. Il Piano Mattei prende forma partendo dai migrantiIn Etiopia, ad esempio, paese più popoloso dopo la Nigeria, è anche quello che ospita il maggior numero di rifugiati e richiedenti asilo. Secondo il rapporto di valutazione 2022 dell’Agenzia italiana per la cooperazione e lo sviluppo, «l'Etiopia è anche un importante paese di transito per flussi migratori misti, che collegano i migranti dal Corno d'Africa (in particolare da Eritrea e Somalia) al Sudan con direzione finale Libia ed Egitto. Molti di questi migranti proseguono infine verso l’Italia, attraverso il Mediterraneo nel tentativo di chiedere asilo o cercare lavoro in Europa». Da Paese instabile a Paese instabile, dunque, la rotta dei migranti si muove all’interno dell’Africa fino ad arrivare in quelli che si affacciano sul Mediterraneo per tentare il salto in Europa. La Libia, e oggi la Tunisia, entrambe afflitte da instabilità politica e crisi economica, sono il trampolino di lancio verso l’Italia.
Migranti, Italia costretta a fare da sola: piano rimpatri e più postiIntervenire su questi Paesi, dunque, è l’obiettivo del Premier che nei mesi scorsi ha visitato anche Tripoli e Algeri. Le nazionalità dichiarate al momento dello sbarco sulle nostre coste, infatti, dimostrano quanto sia importante avere rapporti di cooperazione con i Paesi di transito. Secondo i dati del Viminale, infatti, i barconi arrivati dal primo gennaio al 14 aprile di quest’anno, partiti da Libia e Tunisia, hanno portato in Italia 5.455 persone dalla Costa d’Avorio, che è al primo posto nella classifica delle nazionalità dichiarate, e 4.109 dalla Guinea. Mentre 2.717 sono tunisini e 2.389 egiziani.
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