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Decreti sicurezza per fermare l'invasione dei migranti. Ecco cosa prevedono

Alessio Buzzelli
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«I decreti di sicurezza possono essere rimessi in vigore adesso: parliamo di realtà, e costano zero. Sono già stati sperimentati e hanno funzionato. Non capisco perché occorre inventarsi robe che non si sono mai applicate». Con queste parole Matteo Salvini è tornato a parlare di immigrazione, provando a rilanciare di fatto i due "vecchi" decreti sicurezza da lui fortemente voluti durante il biennio 2018/2019 - quando era ministro dell'Interno nel governo gialloverde - e successivamente superati da un nuovo decreto firmato dalla Ministra Lamorgese. Leggi dalla storia travagliata e complessa, che all'epoca della loro approvazione scatenarono infinite polemiche e che il leader della Lega ha sempre rivendicato come la migliore soluzione possibile in tema di lotta all'immigrazione clandestina.

 

Ma cosa prevedevano, nel dettaglio, i due contestatissimi decreti oggi riproposti da Salvini? Il primo, conosciuto come "decreto Sicurezza" o "decreto Salvini", fu approvato definitivamente il 28 settembre 2018 dopo un iter parlamentare a dir poco tormentato, per poi essere convertito in legge il primo dicembre dello stesso anno. Tre erano i titoli che ne costituivano lo scheletro legislativo, di cui il primo e più corposo si occupava della riforma del diritto di asilo e di cittadinanza. E fu proprio questo a scatenare allora le maggiori polemiche, soprattutto perché abrogava di fatto molte delle disposizioni precedenti in materia di immigrazione, modificando profondamente, tra le altre cose, le vecchie regole sulla richiesta d'asilo. Il testo infatti prevedeva la sostanziale cancellazione dei permessi di soggiorno biennali per motivi umanitari, introducendo al loro posto una serie di permessi speciali della durata di un anno e, inoltre, allungava l'estensione della durata del trattenimento nei Centri di Rimpatrio da 90 a 180 giorni. Aumentava poi la lista degli illeciti in virtù dei quali procedere alla revoca della protezione internazionale o dello status di rifugiato e ridimensionava il ruolo degli Sprar (i centri d'accoglienza gestiti dai comuni), i quali, secondo la nuova legge, non avrebbero potuto più ospitare i richiedenti asilo ma esclusivamente minori non accompagnati.

 

Un cambiamento profondo, quello impresso da Salvini con questo primo decreto, che sarà quindi perfezionato con un secondo dl, meglio conosciuto come "decreto Sicurezza bis", approvato in via definitiva dal Senato il 5 agosto del 2019.

Come il precedente, pure questo scatenò una serie infinita di polemiche, anche perché l'immigrazione era l'unico grande tema affrontato nel testo, tutto teso a regolamentare, attraverso nuove regole e sanzioni, il soccorso in mare e l'ingresso nei porti della Penisola (ricordiamo che quella del 2019 fu l'estate delle navi Ong e del caso Carola Rakete). Non a caso, il decreto Sicurezza bis contemplava, come prima cosa, la possibilità per il ministro dell'Interno di «limitare o vietare l'ingresso o il transito di navi nel mare territoriale» ogni qual volta riterrà a rischio l'ordine pubblico, in particolare se si sia compiuto il reato di «favoreggiamento dell'immigrazione clandestina». In secondo luogo, venivano innalzate le sanzioni amministrative (da 105mila euro fino ad un milione) per il comandante della nave «in caso di violazione del divieto di ingresso, transito o sosta in acque territoriali italiane» e reso possibile, come sanzione aggiuntiva, il sequestro della nave. Aumentavano infine i fondi per per il contrasto al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e per i rimpatrio degli «irregolari».

Entrambi i decreti, però, vennero successivamente superati durante il governo Conte II da un nuovo decreto sicurezza a firma del nuovo Ministro dell'Interno Luciana Lamorgese, convertito in legge il 18 dicembre 2020. Il dl approvato dal governo giallorosso riportava di fatto le cose a come erano prima dei due "decreti Salvini", intervenendo sulle stringenti regole previste per le Ong (stop alla possibilità di impedirne l'ingresso nelle acque territoriali, abbassamento sanzioni massime a 50mila euro ed eliminazione sequestro dell'imbarcazione), reintroducendo quindi i permessi di soggiorno per ragioni umanitarie e, infine, consentendo di nuovo ai richiedenti asilo di accedere agli Spar.

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