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Lega, il lunedì nero di Matteo Salvini. Ma non molla e chiede un incontro a Draghi e Franco

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È il lunedì nero di Matteo Salvini. Dopo il flop del referendum e le polemiche durissime sul viaggio a Mosca, anche le amministrative non regalano il sorriso al leader della Lega. Il centrodestra tiene, mentre il Carroccio va in caduta libera scavalcato da Fratelli d'Italia quasi ovunque. Ma come detto in uno dei suoi tanti tweet, "chi si ferma è perduto", e il Capitano non demorde e si concentra sull'attività del partito nel governo guidato dal premier Mario Draghi. Salvini apre la giornata a Milano in via Bellerio riunendo il consiglio federale convocato sui temi economici. Poi va in pressing: "Urgente e doveroso il confronto con Draghi e Franco. Il problema è fine mese. Il Governo deve dare certezza che benzina e diesel abbiano prezzi accettabili per tutta l'estate".

 

 

Il segretario leghista ironizza sulle polemiche relative alla personalizzazione dei referendum e si toglie qualche sassolino dalla scarpa: “Nardella dice: 'Che bello, ha perso Salvini'. Che qualcuno goda della non partecipazione al voto mi sembra miope. Ognuno è fatto a modo suo”. Secondo Salvini, il voto di 10 milioni di italiani “è un punto di partenza e non un punto di arrivo”, però occorre anche “una riflessione” sul quorum, a fronte di una bassa affluenza anche alle elezioni amministrative, che “è una sconfitta per tutti”. Ma i messaggi in bottiglia che partono da via Bellerio sono indirizzati soprattutto agli alleati. Da questo punto di vista, è eclatante il risultato di Verona, con la 'lotta interna' al centrodestra che ha finito per avvantaggiare gli avversari, almeno al primo turno. "Il centrodestra unito vince, il centrodestra diviso come a Verona potrebbe vincere ma se la gioca al ballottaggio. Questo dicono gli elettori e gli elettori hanno sempre ragione", segnala Salvini. “Lo sforzo della Lega di essere collante di questo centrodestra sacrificandosi in prima persona – rimarca – è la strada vincente". Coalizione a parte è lo stato di salute della Lega in Veneto che brucia di più, soprattutto al cuore del partito.

 

 

Al consiglio federale convocato a Milano è assente il vicesegretario Giancarlo Giorgetti. "Motivi di salute familiari, ci vediamo in settimana", minimizza il numero uno del partito di via Bellerio. Che poi rilancia sulla sfida del Pnrr e sottolinea che "i governatori della Lega si lamentano dello scarso dialogo con il Governo". Accade in una giornata in cui esulta perché è stata "accolta la richiesta della Lega, per bene degli studenti e degli insegnanti" sulle mascherine non più obbligatorie ma "raccomandate" per gli esami di Stato. Certo è che le grane non mancano. A partire dalla vicenda della guerra in Ucraina con l'ipotizzato viaggio a Mosca, poi saltato. Una 'missione di pace' annunciata e poi saltata, che ha messo un po' un imbarazzo il partito. "E' stato dato mandato" ai capigruppo di Camera e Senato, Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo, "di lavorare per una risoluzione comune di maggioranza in vista del voto di settimana prossima che metta al centro il concetto della pace, del cessate il fuoco e del riavvicinamento delle parti in conflitto", è l'annuncio del leader leghista. 

 

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