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corsa al campidoglio

Bollette, Raggi gioca l'ultima carta

Ultimo giro di corsa prima delle urne. La campagna elettorale taglia il traguardo in attesa del giudizio degli elettori e la posta in palio per Virginia Raggi, Roberto Gualtieri, Enrico Michetti e Carlo Calenda è davvero alta. La sindaca uscente, che stasera chiuderà prima a Bocca della Verità con Giuseppe Conte e Luigi Di Maio, poi a Tor Sapienza, tenta la carta finale, promettendo un taglio delle bollette aggiuntivo a quello che arriverà dal governo, grazie a un fondo che sarà creato da Acea. Poi, in una diretta Facebook rilancia un vecchio cavallo di battaglia della campagna elettorale di cinque anni fa. Anche se come rimpianto e obiettivo in caso di rielezione: «Non sono riuscita a fare la funivia, volevo fare la posa delle prima pietra e non ce l’ho fatta». Le mosse dell’esponente M5S non sembrano, però, spaventare più di tanto i competitor. In particolare l’ex ministro dell’economia, che replica con durezza. Sulle bollette: «I romani non ne possono più delle promesse, vogliono che la città riparta e noi dobbiamo far rinascere Roma». Ma non solo: «Altro che funivie, servivano le metropolitane a questa città. Le faremo noi». Al fianco del candidato sindaco del centrosinistra scende in campo anche il segretario del Pd, Enrico Letta. A Primavalle, periferia nord della capitale, riportando la sfida sul bipolarismo: «Se non vinciamo noi, vincono le destre. Se non vinciamo noi a Roma, sarà Giorgia Meloni. E se saranno Meloni, FdI e la Lega a festeggiare il 18 ottobre non sarà una buona notizia per Roma, per l’Italia e per tutti noi».

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Letta si concentra molto sul campo degli avversari: «Il centrosinistra è unito dovunque, da molte parti abbiamo allargato la nostra coalizione al M5S. Dall’altra parte mi pare che le divisioni emergano in modo evidente, ogni giorno più forti di quello precedente. Ma questo non è un voto politico, è un voto per le città». Il segretario Dem chiede anche di mettere le nuove generazioni al centro di ogni progetto. E Gualtieri raccoglie subito l’assist del leader: «Non faremo solo i centri anziani, ma anche i centri giovani, rigenerando il patrimonio esistente e non perseguitando le associazioni». Tema che sarà ribadito anche alla chiusura di oggi a San Basilio, al fianco del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.

Chi attende con una certa serenità l’esito delle amministrative è Carlo Calenda, che rivendica il lavoro fatto in un quasi un anno di campagna elettorale, che chiuderà oggi pomeriggio a Piazza del Popolo. Non senza esprimere giudizi, anche taglienti, sui competitor. «Gualtieri è una bravissima persona, ma il fatto è che a Roma sarebbe ostaggio di Bettini, Astorre e Mancini, il triumvirato della conservazione Capitolina». Del candidato di centrodestra, poi, dice: «Michetti faceva lo speaker radiofonico dicendo banalità di ultradestra. Ora fugge sempre e ha dato buca persino alla Meloni a Ostia. Giorgia si dovrebbe augurare che perda, altrimenti diventa un disastro nazionale». Infine, su Raggi: «Ho parlato con i cittadini e con le associazioni che si sono dovute sostituire alle istituzioni assenti». Esauriti i fuochi, l’ultima parola spetterà agli elettori.

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