L’Italia compie il passo decisivo verso il ritorno dell’energia nucleare nel proprio mix energetico. Il Senato ha approvato in via definitiva la legge delega al governo in materia di “energia nucleare sostenibile”, dopo il via libera della Camera del 4 giugno scorso: il provvedimento, approvato a Palazzo Madama con 81 voti favorevoli, 51 contrari e 7 astensioni, delega l’esecutivo ad adottare entro dodici mesi dall’entrata in vigore della legge uno o più decreti legislativi per definire il quadro normativo dell’intero ciclo di vita dell’energia nucleare.
L’obiettivo indicato dal governo è affiancare il nucleare alle rinnovabili nel mix energetico nazionale, nel quadro degli obiettivi di decarbonizzazione, sicurezza e indipendenza energetica. Il testo non autorizza direttamente la costruzione di una centrale, ma costruisce la cornice normativa che dovrà consentirne lo sviluppo. La delega riguarda la sperimentazione, la localizzazione, la costruzione e l’esercizio di nuovi impianti, comprese le tecnologie modulari e avanzate, oltre alla disattivazione delle installazioni nucleari esistenti e alla gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi. È previsto inoltre un programma nazionale per lo sviluppo dell’energia nucleare sostenibile e della fusione, da integrare nel mix energetico italiano. Una parte rilevante della delega riguarda il sistema autorizzativo: saranno introdotti procedimenti abilitativi integrati per gli impianti e le opere connesse, mentre gli oneri dei controlli di sicurezza e radioprotezione saranno posti a carico degli esercenti. Il provvedimento prevede inoltre interventi sulla formazione delle competenze, sulla ricerca e sull’innovazione tecnologica, oltre a campagne di informazione ai cittadini e forme di consultazione delle popolazioni direttamente interessate dagli impianti.
I tempi per vedere i primi impianti sono comunque lunghi. “È solo una stima che faccio in base agli elementi che ho a disposizione degli esperti delle imprese del settore: verso il 2033-34 sono i tempi che sono previsti per le prime centrali”, ha detto oggi il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ai cronisti dopo il voto del Senato. Centrali che dovranno coprire tra l’11 e il 22 per cento del mix energetico italiano. Il riferimento è in particolare alle nuove tecnologie nucleari modulari, mentre la fusione rimane un obiettivo di ricerca e sviluppo con un orizzonte ancora più lontano. Per Pichetto, il via libera odierno “chiude il percorso della legge delega” e apre “tutto lo scenario per portare il nostro Paese nella produzione dell’energia da fonte nucleare”.
Il ministro ha ribadito che il nucleare dovrà essere integrato con fotovoltaico, eolico, idroelettrico e geotermico, accompagnando nei prossimi decenni la progressiva riduzione del termoelettrico. Secondo le stime citate da Pichetto, l’Italia è già oggi carente di circa 50 miliardi di chilowattora e potrebbe avere bisogno di altri 100-150 terawattora al 2040, anche per effetto dell’efficientamento degli edifici e della crescita dei data center. L’obiettivo, ha spiegato, è disporre di una quantità di energia sufficiente e competitiva sul piano dei prezzi. Il ministro ha indicato inoltre nel prossimo passaggio normativo uno dei nodi più delicati, quello dei rifiuti radioattivi. “Il percorso del deposito delle scorie è previsto nella delega”, ha detto Pichetto, spiegando che i decreti legislativi dovranno distinguere tra lo stoccaggio temporaneo delle scorie e il deposito dei rifiuti radioattivi a bassa e media attività. Per le prime, ha spiegato, l’ipotesi è uno stoccaggio temporaneo in attesa del deposito geologico, mentre i rifiuti a bassa e media attività comprendono anche materiali provenienti dalle vecchie centrali e una parte consistente dei rifiuti radioattivi prodotti in ambito ospedaliero.
