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Renzi prepara il piattino a Conte ormai accerchiato: il rimpasto è solo rinviato

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Rimpasto rimandato. Sono partite, non prive di nervosismo, le consultazioni del premier Giuseppe Conte per la verifica della tenuta della maggioranza e da M5S e PD - i primi due partiti di maggioranza a varcare la porta di palazzo Chigi - arrivano ’dichiarazioni di fedeltà’ al governo. Non è questo il momento di scuotere l’esecutivo, già traballante a causa delle picconate di Matteo Renzi ( che sarà domani alle 13 nell’ufficio del presidente del Consiglio assieme alla delegazione di Italia Viva - con una crisi al buio che porterebbe al baratro il Paese. Per questo Vito Crimi e Luigi Di Maio, anche lui presente alla riunione , definiscono il tema «surreale». Tanto che il ministro degli Esteri è latore di un annuncio inequivocabile: «Siamo la prima forza politica in Parlamento e il messaggio che abbiamo portato è stato uno: il Governo deve lavorare per gli italiani, punto».

Insomma, serve mettere un freno alla deriva dello scontro e anche il Pd di Nicola Zingaretti, fino ad oggi nella veste di mediatore, non è più disponibile a stare nel mezzo tra M5S e Iv. È il capogruppo del in Senato, Andrea Marcucci, a certificare che la squadra di governo per ora non si tocca: «Non siamo qui per parlare di questo, non noi», spostando l’attenzione sul confronto aperto con il presidente del Consiglio. «Mi sembra un passaggio importante e utile, la maggioranza non può permettersi di sbagliare», rileva. Anche da Italia Viva, con Maria Elena Boschi, arriva lo stop: «Il rimpasto per noi non è all’ordine del giorno».

Il momento è delicato e mentre due dei 4 partiti fanno quadrato per allentare la tensione, nei corridoi della politica continua il tam tam su una squadra di governo destinata a cambiare forma. Primo fra tutti va sciolto il nodo delega ai servizi, che proprio il Nazareno vorrebbe sfilare a Conte. E se restano blindate le caselle di Difesa, Salute, Interno, Economia e Esteri, in discussione ci sono i dicasteri di Istruzione - da sempre nelle mire di Italia Viva - e il MIT, su cui anche Conte avrebbe delle riserve. I dem vorrebbero tenere il ministero riportandoci Graziano Delrio e cosi se davanti alle telecamere il rimpasto resta tabù, nelle segrete stanze si continua a discutere.

Al tavolo con il premier, Zingaretti ha tentato di riportare l’attenzione su temi cari al partito, come l’utilizzo del Mes, i fondi del Recovery da non affidare una task force d’imperio - e su questo è d’accordo con Renzi - e poi ancora il percorso della legge elettorale e le riforme. Il piano però della concordia deve cominciare a dare concreti risultati. L’immobilismo o peggio la falsa immagine di ’uomo solo al comandò rischia di alimentare gli attacchi di Renzi.

Proprio sul senatore toscano si accenderanno le luci domani. È questo l’incontro da cui dipenderà il percorso di verifica avviato da Conte. Nessuno nella maggioranza crede che il problema sia di facile soluzione, tanto meno che si chiuda domani sera con Leu. L’ipotesi, già al vaglio e che sembra aver lasciato spazio anche nell’agenda del premier, è che ci voglia un faccia a faccia tra il presidente del Consiglio e i leader. Questo non prima che la Camera approvi la manovra. E Zingaretti manda un avviso ai naviganti: «Noi crediamo che l’azione di governo deve andare avanti e deve andare avanti con una grande sintonia con i problemi degli italiani».

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