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caos dosi

Vaccino coronavirus, un piano con poca Speranza

Il piano vaccini c’è, ma per averli effettivamente bisogna confidare nella Speranza che arrivino. Perché a quanto pare ci si è spinti molto in là su previsioni davvero ottimistiche.

Certo, ci si fa sapere che è partita la macchina per preparare la distribuzione su scala industriale. Ma è ancora presto per sapere se e quando le duecento milioni di dosi annunciate dal ministro Roberto Speranza in Parlamento arriveranno a destinazione.

Perché i dubbi arrivano proprio leggendo il piano vaccini diffuso dal ministero della Salute.

Si ammette – senza ovviamente l’enfasi da annuncio – che occorre aspettare gli approfondimenti dell’Ema, l’agenzia europea chiamata a garantire la sicurezza e l’efficacia del prodotto ai fini dell’immissione sul mercato. Che è doverosamente prioritaria rispetto alla tempistica nella diffusione dei vaccini.

Per carità, l’agenzia europea del farmaco sta sicuramente facendo il massimo per le verifiche del caso, al punto che si assicura che «sta procedendo con una procedura finalizzata, definita di "rolling review", che consiste nel valutare le singole parti dei dossier man mano che vengono presentate dalle aziende, anziché attendere l’invio di un dossier completo». La prima autorizzazione potrebbe anche avvenire entro quest’anno.

Il ministero intanto sta individuando le categorie da vaccinare in via prioritaria. Anzitutto gli operatori sanitari e sociosanitari, che hanno un rischio più elevato di essere esposti all’infezione da COVID-19 e di trasmetterla a pazienti suscettibili e vulnerabili in contesti sanitari e sociali. 

A seguire, residenti e personale dei presidi residenziali per anziani. Poi, le persone "semplicemente" di età avanzata. 

Con l’aumento delle dosi di vaccino si inizierà a sottoporre a vaccinazione le altre categorie di popolazione, fra le quali quelle appartenenti ai servizi essenziali, quali anzitutto gli insegnanti ed il personale scolastico, le forze dell’ordine, il personale delle carceri e dei luoghi di comunità, etc.

Ma quando arriverà il vaccino? L’azienda che arriverà con più ritardo di tutti sarà la Sanofi: la commessa per l’Italia, 40 milioni di dosi, è prevista tra luglio e dicembre, quindi quasi sette milioni al mese.

La Johnson and Johnson partirà ad aprile: 53 milioni di dosi ordinate, quasi 15 nel secondo trimestre 2021, 32 nel terzo e 6 nel quarto.

In pratica nel primo trimestre – a vaccini convalidati – avremo la disponibilità di nove milioni di dosi al mese, tra Astrazeneca, Pf/Bt, Curevac e Moderna. Potrebbero essere sufficienti per le categorie di prima fascia, ovvero gli operatori sanitari e le persone nelle Rsa.

Tra aprile e giugno si prevede l’arrivo di 19 milioni di dosi mensili, saliranno a 24 tra luglio e settembre, scenderanno ogni trenta giorni tra ottobre e fine anno a undici milioni mensili. Si prevedono ulteriori vaccinazioni per due milioni e mezzo di dosi a inizio 2022.

Ma la partita ruota tutta attorno alla validazione dei vaccini. Perché un conto è il programma di massima elaborato dal ministero della Salute, altro è la tempistica che sarà effettivamente osservata. Alla distribuzione tornerà a pensarci il commissario all’emergenza Domenico Arcuri e si spera che vada un po’ meglio di quanto accaduto finora. L’esperienza della distribuzione dei vaccini antinfluenzali nelle varie regioni non è stata certo esaltante.

Ma il piano ministeriale tende a rassicurare anche su questo aspetto: «La distribuzione dei vaccini, in particolare relativi alla catena del freddo standard, avverrà con il coinvolgimento delle forze armate che, in accordo con il Commissario Straordinario, stanno già pianificando vettori, modalità e logistica».

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