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Il governo divide la torta da 196 miliardi, giù le tasse al ceto medio

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Una "torta" da oltre 196 miliardi, 125 pagine di direzioni e progetti, una sorta di mappa per orientarsi nel mare magnum del Recovery Fund. O, per dirla con le parole di Giuseppe Conte, un visione «chiara, condivisa e coraggiosa per il futuro del Paese». Nel corso di una giornata decisamente convulsa (conclusasi con la positività della ministra dell’Interno Luciana Lamorgese), sul tavolo del Cdm di Palazzo Chigi si materializza una bozza del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza.

A livello politico non è stata ancora trovata la quadra definitiva, ma il testo traccia in quattro parti gli obiettivi, le riforme, l’attuazione, il monitoraggio del piano e la valutazione dell’impatto economico. Questo è il fronte più importante: da Bruxelles potrebbero arrivare 196 miliardi così suddivisi: 48,7 per digitalizzazione e innovazione, 74,3 a rivoluzione verde e transizione ecologica, 27,7 per infrastrutture per una mobilità sostenibile 27,7, 19,2 all’istruzione e ricerca, 17,1 alla parità di genere e 9 miliardi alla sanità.

Al momento sarebbe confermato un Comitato esecutivo, composto da Presidente del Consiglio, Ministro dell’Economia e delle Finanze e Ministro dello Sviluppo Economico, che «vigilerà con compiti di indirizzo, coordinamento e controllo» sull’attuazione del Pnrr. Il triumvirato, secondo quanto si spiega, riferirà periodicamente alle Camere, trasmettendo «con cadenza trimestrale» una relazione e indirizzerà e coordinerà l’attività dei Responsabili di missione, che sono tenuti a «conformare la propria attività alle indicazioni del Comitato, al quale riferiscono periodicamente» riguardo il cronoprogramma.

Dal punto vista delle prospettive economiche, grazie agli effetti espansivi del Piano a fine 2026 il Pil risulterebbe più alto di 2,3 punti percentuali rispetto allo scenario di base. E ancora: vista l’esigenza «di concentrare le risorse disponibili per ridurre prioritariamente la pressione fiscale sui redditi medi», il governo con il Pnrr è pronto a intervenire a favore dei lavoratori (sia dipendenti sia autonomi) orientativamente inclusi tra 40 e 60 mila euro, ovvero la fascia che «oggi sconta livelli di prelievo eccessivi rispetto ai redditi ottenuti».

Nella bozza c’è spazio anche per la conferma della proroga del Superbonus (al momento previsto fino a dicembre 2021) e per la creazione di un Centro di sviluppo e ricerca sulla Cybersecurity. E se già domani potrebbe arrivare il via libera del governo al Recovery Plan, il premier prova a indicare la strada: «Per uscire da questa crisi e per portare l’Italia sulla frontiera dello sviluppo europeo e mondiale occorrono un progetto chiaro, condiviso e coraggioso per il futuro del Paese, si tratta di voltare pagina rispetto al passato». Conte nelle premesse nella bozza del testo parla di investimenti «sulla bellezza dell’Italia» rivendicando il lavoro fatto («È frutto dei nostri sforzi, ci abbiamo creduto »), mandando infine un messaggio al Parlamento: «Per il successo del Recovery Plan serve l’apporto di tutti».

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