One Renzi show. Alla tradizionale conferenza stampa di fine anno organizzata dall’Ordine dei Giornalisti e dall’Associazione Stampa Parlamentare, il presidente del Consiglio si presenta con slide che presentano ciascuna un gufo stilizzato per rivendicare i risultati ottenuti dal governo in questo 2015 che sta per andare in archivio. Obiettivi raggiunti che hanno reso l’Italia, a differenza di un anno e mezzo fa, «un Paese stabile», forse «il più stabile tra i Paesi europei», al sicuro dai rischi connessi alla crisi economica, al populismo, all’instabilità politica. «Politica batte populismo quattro a zero», è il titolo che suggerisce il premier ai cronisti parlamentari, enunciando anche i «marcatori»: elezione del presidente della Repubblica, riforme costituzionali, immigrazione, scuola. Ci sono poi i dati sull’economia (Pil a +0,8%, «torna il segno positivo, è andata meglio di quanto previsto nel 2014») e quelli sul Jobs Act (300mila occupati in più, disoccupazione tagliata dal 13,2% all’11,5%, «il Jobs Act porta più tutele e più posti di lavoro, non meno»). Per non parlare dei successi su Italicum («l’operazione più difficile in Parlamento che scongiurerà l’effetto Spagna), sull’immigrazione («i migranti, non gli sbarchi, sono diminuiti) e sulle riforme costituzionali ormai prossime alla definitiva approvazione. Renzi poi sciorina anche i successi della riforma della scuola (100mila precari stabilizzati), della giustizia e della Pa. E ancora i fondi per la cultura, il protagonismo in politica estera su Siria e Libia, l’eliminazione dell’Irap e della tassa sulla prima casa, le coperture per il bonus 80 euro. In quasi tre ore di conferenza stampa, Renzi sciorina successi e si concede alle domande dei giornalisti. Chiarendo alcuni concetti. Sull’Europa, ad esempio: «Chiediamo solo che le regole europee valgano per tutti». Un riferimento alla contestata prassi del doppio standard, una prassi riconosciuta ma non codificata a livello europeo per cui la Germania godrebbe di un peso maggiore ai tavoli europei. Una prassi che il presidente del consiglio ha «denunciato» nel corso dell’ultima riunione a Bruxelles. «I rapporti con Angela Merkel», assicura però Renzi, «rimangono buoni». Così come quelli con il presidente della Commissione, Jean Claude Junker, pur criticandolo perché «se l’Europa oggi cresce meno dell’Italia, è perché la sua politica economica è sbagliata». Per Renzi occorre abbandonare le politiche di sola austerity a favore di crescita e investimenti. Il premier richiama l’Europa ai propri doveri anche sul tema dell’immigrazione, perché a fronte di un positivo cambio di paradigma sulle riallocazioni, che dai singoli Paesi passano in carico all’intera Ue, non si è visto finora «nessun rimpatrio da parte dell’Europa, quindi lavoriamo perché si implementino soluzioni dell’Ue, chiediamo che ciascuno faccia la sua parte, dopodiché le identificazioni le facciamo per un fatto di sicurezza». Quanto alla politica estera, Renzi assicura che sulla Libia l’Italia «sarà protagonista» sia nella fase di stabilizzazione, sia nella ricostruzione del Paese, senza però cedere alla tentazione di interventi unilaterali che sarebbero «un errore clamoroso». Il tema più spinoso rimane però quello che riguarda il decreto con il quale sono stati messi al riparo i risparmi dei correntisti di quattro banche. Non quelli degli investitori o, meglio, di tutti gli investitori. Assicurando che il governo sarà accanto alle persone truffate, Renzi rivendica la forza del sistema bancario italiano: «Non lo cambierei con quello tedesco» e assicura: «Non c’è alcun rischio sistemico» per i nostri istituti di credito. Per il 2016, Renzi auspica il varo della legge sulle unioni civili (sulla quale il governo non metterà la fiducia) ed esclude rimpasti di governo: verranno solo coperte quelle caselle ancora vuote, come la delega agli Affari Regionali.
L'Italia di Renzi non è il Paese reale
La conferenza stampa di fine anno. Il premier: "L’Italia adesso è stabile Dov’eravamo 18 mesi fa?" LA FOTOGRAFIA DELL'ISTAT Fiducia e aspettative in calo
