Politica

Il Paese reale: fiducia e aspettative in calo

Lo scenario dell'Istat: boom di giovani inattivi

L’Italia reale è ben diversa da quella che Renzi ha tratteggiato nel discorso di fine anno. Mentre il premier parla di un Paese uscito dalle secche della crisi, che è tornato a guardare con fiducia al futuro e che può misurare gli effetti delle riforme in termini di aumento dei posti di lavoro, l’Istat ci consegna uno scenario diverso. Innanzitutto l’istituto ci dice che a dicembre la fiducia dei consumatori è in calo. Che sia o meno l’effetto degli attentati terroristici e della perenne minaccia dell’Isis, sta di fatto che l’incertezza continua a diminare sull’Italia. Peggiorano le stime e le attese sull'attuale situazione economica. Nell’Annuario dell’Istat emerge un Paese che ancora barcolla: l'occupazione resta lontana dai livelli della media europea e le barriere all'entrata spesso scoraggiano, con la «zona grigia dell'inattività» in espansione. Avere un titolo di studio alto ripaga ma la fiducia nel sistema universitario sembra vacillare, visto il calo delle matricole. Quanto ai servizi permangono le difficoltà. E proprio l’incertezza del quadro generale induce gli italiani a restare attaccati alle proprie abitudini come andare in ufficio con l’auto o rientrare a casa per pranzo.   ZONA GRIGIA LAVORO Nel 2014 in Italia il tasso di occupazione è aumentato dello 0,2%, un «valore ampiamente al di sotto dell'Ue». Fanno peggio solo Croazia e Grecia. Al contrario per la pressione fiscale siamo ai massimi in Ue (43,4% nel 2014 contro una media del 40%). I miglioramenti riguardano i più anziani, ancora sul posto a causa della riforma delle pensioni. Soprattutto c'è una «zona grigia dell'inattività», dove ricadono più di 3,6 milioni di persone. Si tratta di individui che pur essendo disponibili a lavorare non cercano attivamente un impiego perché hanno perso la speranza di trovarlo.   UNIVERSITÀ, CALA NUMERO ISCRIZIONI Più il titolo di studio è alto e maggiore sarà la probabilità di trovare un impiego: l’occupazione passa dal 28% di chi ha solo le elementare al 75,5% dei laureati. Ma meno della metà decide di continuare oltre il diploma (49,7%).   SERVIZI DIFFICILI Le famiglie dichiarano difficoltà di accesso ai servizi di pubblica utilità, in particolare per il pronto soccorso (55,3%), le forze dell'ordine (37,2%), gli uffici comunali (35,0%), i supermercati (28,9%) e gli uffici postali (26,6%). Permangono differenze a livello territoriale: le famiglie meridionali hanno più problemi nell'accesso ai servizi, soprattutto per il pronto soccorso (67,4% contro 47,5% delle famiglie del Nord).   AUMENTANO I DIVORZI Vivono in Italia oltre 60 milioni di persone e 5 milioni sono stranieri. La speranza di vita sale più per gli uomini (da 79,8 a 80,2 anni) che per le donne (da 84,6 a 84,9). Intanto aumentano i divorzi: le coppie che si sono lasciate, nel 2013, sono state 161.610, pari al 6,3% in più rispetto al 2012.   UNA FAMIGLIA SU 5 HA IL MUTUO Il 71,2% delle famiglie è proprietaria dell'abitazione in cui vive, tra queste hanno un mutuo il 19,3%, quindi quasi una su cinque. Anche se la quota dei possessori scende leggermente, resta alta, almeno a confronto con il resto dell'Europa. Risulta in affitto solo il 18,7%, ma si tratta di una percentuale che varia sul territorio: nel Nord Ovest è doppia rispetto alle Isole.   4,5 MILIONI CAUSE PENDENTI Il carico dell'arretrato nel settore civile, pur registrando un calo del 3,3%, costituisce un vero e proprio tappo con 4 milioni e mezzo di cause da smaltire.   PRANZO A CASA Il pasto veloce consumato fuori casa sembra ancora non prendere piede in Italia. Secondo l'Istat nel 2015 il pranzo costituisce ancora il pasto principale nella gran parte dei casi (67,2% della popolazione), e molto spesso (73,4%) è consumato tra le mura domestiche. Ma l'italiano tipo non è ancora un salutista doc: solo uno su tre fa sport.

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