Si presenta come una città fantasma Ramadi nel giorno della sua liberazione da parte dei soldati iracheni. Un video dell'agenzia curda Rudaw mostra il capoluogo del governatorato di al-Anbar, un tempo abitato da quasi 500.000 persone, completamente distrutto e deserto. Lungo le strade si vedono solo macerie. Sui pochi muri rimasti in piedi, porte e finestre sono distrutte o assenti. I militari si aggirano per le vie, a piedi o sui blindati, senza incontrare anima viva. La telecamera mostra il cadavere di un miliziano, poi alcune apparecchiature tecnologiche, forse appartenenti ai jihadisti, all'interno di una stanza fatiscente. Per il resto, nessun segno di vita. Le immagini sembrano confermare che gli abitanti avessero abbandonato da tempo la città che si trova ad appena 100 km da Baghdad. Nelle ultime inquadrature del video, un soldato scala un cumulo di macerie con un fucile in mano e si guarda intorno, forse sorpreso da tanta desolazione. Poi un blindato avanza lungo quella che doveva essere una via commerciale, dove restano solo scheletri di edifici e poche serrande divelte e distrutte. In città, prima data per completamente liberata, si registrano «sacche di resistenza» nel 30% dei sobborghi. Lo ha confermato il generale Ismail al-Mahlawi, impegnato nelle operazioni a Ramadi, citato dal New York Times. Secondo il generale, se da gran parte della città, compresi i suoi quartieri ed edifici strategici, i jihadisti dell'Is sono stati cacciati, in alcuni sobborghi si continua a combattere. Intanto in Siria, un accordo tra regime e ribelli, raggiunto sotto l'egida dell'Onu ma con il consistente ruolo di Iran e Turchia, ha consentito l'evacuazione di quasi 500 miliziani e civili rimasti intrappolati all’interno di enclave assediate dalle forze rivali. Intanto, però, si continua a morire: è di almeno 32 morti e 90 feriti il bilancio dell'esplosione di un'autobomba e di un attacco kamikaze a Homs. Il piano di evacuazione portato a termine con successo nei villaggi di Zabadani, Fua e Kafraya è il frutto di un accordo raggiunto a settembre. Queste intese si inquadrano negli sforzi dell'Onu per raggiungere tregue in zone circoscritte, che spianino la strada al dialogo tra il regime siriano e l'opposizione alla fine di gennaio. Da Zabadani, l'ultima città in mano ai ribelli alla frontiera siro-libanese e assediata da mesi dalle truppe di Assad, sono state portate via 123 persone, in gran parte combattenti ribelli feriti. Tra di loro, ci sono anche casi di poliomielite. Altre 355 persone, tra cui molti civili, hanno lasciato due villaggi nella provincia di Idlib, ormai dominata dai ribelli, nel nord del Paese, verso la Turchia: da lì hanno raggiunto Beirut, per poi tornare via terra a Damasco.
Ramadi città fantasma, l’Isis prova a resistere
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