Martedì sera Matteo Salvini era su tutte le furie. Ad averlo irritato sono state soprattutto due circostanze: l’assenza dei capigruppo di Forza Italia Renato Brunetta e Paolo Romani dalla annunciatissima riunione per mettere i primi punti fermi alle candidature per le Amministrative e il fatto che il rappresentante azzurro Altero Matteoli, invece che parlare di nomi e di metodo, abbia messo sul tavolo la possibilità di realizzare liste comuni già per il voto in primavera in attesa di farlo alle prossime Politiche. E così la riunione si è chiusa con un nulla di fatto. Qualche passo in avanti è stato fatto solo per le città minori mentre per quelle che determineranno l’esito politico delle consultazioni - Roma, Napoli, Milano, Torino e Bologna - si è deciso di riaggiornare la discussione a una prossima riunione che si terrò contestualmente alla ripresa dei lavori parlamentari, il 12 gennaio. Con la consapevolezza che anche in quella data dovrebbe esserci una fumata nera perché gli unici a poter proferire una parola risolutiva sono i leader - Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni - quando si decideranno a incontrarsi. «Per gennaio avremo i nomi» ha assicurato il Cavaliere, ma i più ottimisti tendono a spostare la deadline al mese successivo. Eppure le scadenze incalzano. A fare i conti ci ha pensato l’esponente romano di Forza Italia Dario Rossin: «Ad oggi, al netto delle festività e dei fine settimana, mancano all’incirca cento giorni alle prossime elezioni amministrative romane. Tutto o quasi, anche nel centrodestra, sembra in un incomprensibile stallo, quasi in balia degli eventi. Non ci si può arrendere all’avanzata dell’antipolitica non facendo politica». Eppure sembrerebbe proprio questo quello che sta accadendo. In due delle città più importanti al voto - Roma e Milano - il centrodestra al momento non ha la più pallida idea di chi candidare. Nelle altre tre i dualismi stanno sfilacciando la coalizione: Napoli-Morano a Torino, Bignami-Bergonzoni a Bologna, Lettieri-Taglialatela a Napoli. A chi spera che questa matassa sia risolta al più presto, Berlusconi mostra i sondaggi che raccontano di un centrodestra che, nel peggior momento storico, se compatto è comunque competitivo con Pd e grillini. Non solo, è convinto col suo ritorno in tv di moltiplicare i consensi. Non a caso ieri si è concesso prima un’intervista a QN - nella quale ha annunciato che a gennaio «rivolterà» tutte le cariche nel partito - e poi un videomessaggio agli elettori nel quale ha attaccato ancora una volta il governo di Matteo Renzi, colpevole di farsi leggi e istituzioni «su misura». Poi ha confermato la sua volontà di restare «in campo» e di riconquistare i 26 milioni di italiani astenuti alle scorse elezioni. Lo sperano in Forza Italia e anche gli alleati.
Più veti che voti, impasse centrodestra
Ennesimo rinvio sulle candidature alle comunali. Se ne riparlerà a metà gennaio. Nella Capitale l'indecisione della Meloni blocca le trattative
