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"Tutti sapevano ma si è lasciato fare"

Parla Bivona, l'ex banchiere della City: "Come per Mps. Consob e Bankitalia informati"

«Il problema non è quello del controllo, il vero aspetto grave è che quando c’è un problema ed emerge e l’attività di controllo ne è informata, nessuno interviene. Un esempio eclatante è quello che è successo al Monte Paschi di Siena». Giuseppe Bivona, ex banchiere della City con una lunga carriera in Morgan Stanley, Lehman Brothers e Goldman Sachs e ora in una società di consulenza finanziaria che opera anche con grandi fondi internazionali, arriccia il naso di fronte a chi reclama nuove regole per la vigilanza.   Non è quindi una questione di regole e di vigilanza? «Le regole ci sono e anche le competenze. Se guardiamo alle singole vicende bancarie, le autorità preposte erano ampiamente a conoscenza della situzione. Il fatto grave è che nessuno è intervenuto. Guardiamo a cosa è successo nel Monte dei Paschi. È un esempio di come Bankitalia e Consob sapevano ma non hanno agito tempestivamente».   Come sono andate le cose nella vicenda del Monte Paschi? «Il 16 dicembre scorso la banca di Siena su richiesta della Consob ha corretto il bilancio 2014 e la semestrale 2015 ammettendo che l’operazione di 3 miliardi fatta con Nomura nel 2009 era stata contabilizzata come titolo di Stato e non come derivato. La cosa interessante è che per intervenire devono passare sei anni, dal 2009 al 2015. La Consob interviene peraltro dopo che la stessa situazione è stata riconosciuta da una pluralità di soggetti».   Quali soggetti avevano avvertito che si trattava di titoli tossici e quindi rischiosi? «Gli stessi Nomura e Deutsche bank, le controparti di Mps, avevano riconosciuto nel 2013 che le operazioni in questione erano con derivati. La Bafin, la Consob tedesca, nel 6 febbraio 2014 ha scritto a Consob dicendo che si trattava di titoli derivati. Poi c’è stata una sentenza del tribunale del riesame, si è espresso il perito del tribunale di Firenze e la Procura di Milano. Bankitalia il 17 aprile 2012 aveva inviato una nota alla Consob di 9 ispettori che identificavano come derivato l’operazione con Nomura».   A quel punto Bankitalia doveva intervenire, perché non l’ha fatto? «Bella domanda, ma andrebbe girata a via Nazionale. Bankitalia dopo aver inviato gli ispettori a Siena fa un estratto dell’ispezione e lo invia alla Consob. È il 17 aprile 2012. Qui non ci troviamo in presenza di una banca che ha nascosto le carte e nessuno lo sapeva. Bankitalia e Consob erano al corrente della situazione dal 2012 ma bisogna arrivare al 2015 per correggere i bilanci. Perché?»   Nel frattempo, nel 2014 e nel 2015 Mps fa due aumenti di capitale. «E i prospetti della ricapitalizzazione vengono visionati dalla Consob. Degli 8 miliardi di aumento di capitale ne sono stati bruciati in Borsa sette. Chi ha comprato azioni lo ha fatto sulla base di bilanci civilistici che sappiamo non erano corretti».   Torniamo quindi all’origine del problema: l’intervento dopo la vigilanza. «La Consob quando ha approvato l’aumento di capitale ha scritto nel prospetto un’avviso: attenzione sono in corso approfondimenti sull’operazione su Nomura e Deutsche Bank e se queste risultassero derivati la situazione economica della banca sarebbe diversa da quella rappresentata. Insomma è stato approvato un prospetto condizionato a una verifica, è il colmo. Le regole ci sono e anche le competenze. Quando 8 ispettori della Banca d’Italia nel 2012 dicono che quelli acquistati da Mps sono derivati, tutto quello che c’è da sapere si sa. Perchè Consob e Bankitalia non sono intervenuti?»   Aver affidato a Cantone, un’autorità terza, l’arbitrato sui rimborsi non rischia di svalutare l’istituzione della Consob? «Bisogna distinguere le istituzioni dalle persone che le rappresentano. Bisogna distinguere tra la Consob e chi agisce per conto di essa. Consob e Bankitalia hanno dimostrato di saper individuare i problemi; il tema è ciò che succede dopo. Non c’è un problema di istituzioni ma di persone che le rappresentano. Gestire l’arbitrato con migliaia di cittadini è sforzo organizzativo importante. Bisogna capire se Bakitalia e Consob possono farlo. Ma se il tema è di dare la rsponsabilità dell’operazione a Cantone per non darla a Vegas, alora questo può screditare la Consob».

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